Beni ancora invenduti per 65 milioni di euro
Edifici, appartamenti e terreni del patrimonio comunale
PISA. Quasi un milione di euro in più alla voce invenduto. Tra interi edifici, appartamenti di varia metratura e terreni l’elenco arriva a 131 oggetti. L’anno precedente erano 125. L’incremento si spiega anche così. Ma si spiega soprattutto con la crisi che non molla la presa e, di conseguenza, con le mancate vendite. Scorrendo la lista si arriva ad una cifra davvero ingente: quasi 65 milioni di euro, per la precisione 64.780.200. A tanto ammonta l’elenco dei beni immobili di cui il Comune di Pisa ha approvato la dismissione, ma che non è ancora riuscito a cedere. Le schede sono allegate al bilancio di previsione approvato a fine 2016. Una cifra talmente cospicua che, se incassata davvero, darebbe una spinta poderosa alla capacità di investimento.
Anche l’ultimo elenco conferma il trend: non riesce a diminuire il numero dei beni nel “portafoglio”, anzi si aggiunge qualche pezzo. La lista comprende anche i soliti noti, ovvero gli immobili già oggetto di bandi andati deserti o comunque al centro delle polemiche. Pochi esempi per tutti: palazzo ex Telecom, complesso della Mattonaia, aree del porto di Marina ed ex convento di Santa Croce in Fossabanda. Messi insieme si arriva a quasi 20 milioni di euro, che rappresenta un terzo del totale.
Le vicende di questi immobili “respinti” per ora dal mercato sono diverse una dall’altra. Quella della Mattonaia (stima 2.983.055 euro) è nota e non ancora vicina ad una soluzione. Il complesso alle spalle di Borgo Stretto, mai completato, è già stato oggetto di tre bandi di gara andati deserti. Il Comune contava di ricavarci i soldi necessari per compiere opere molto attese come il rifacimento di via Pietrasantina e quello di lungarno Pacinotti. Poi si è arreso e quei lavori li ha finanziati in altro modo. «Resta un elemento su cui riflettere. Potremmo tentare un’altra gara aumentando il valore monetario. Entro marzo prenderemo una decisione in merito», dice l’assessore al patrimonio Andrea Serfogli. L’ex Telecom (6,2 milioni) resta un gran rimpianto, mai ammesso, dell’amministrazione comunale dopo non avere accettato l’offerta di 5,2 milioni della Fondazione Pisa. I bandi senza ricevere offerte si stanno susseguendo. L’ultimo tentativo ha come scadenza il prossimo 26 gennaio. Sembra difficile che possano arrivare proposte. E allora il Comune come potrebbe ovviare? «Nel caso l’asta andasse deserta, speriamo di no, potremmo pubblicare un altro bando oppure, come permesso dal regolamento, andare a trattativa privata con un ribasso fino al 20%. Il dirigente ha avuto l’input a cercare ogni strada più efficace per arrivare alla vendita», spiega Serfogli. Non da meno Santa Croce in Fossabanda (6,4 milioni), mentre è ancora in corso il lunghissimo iter tra il Comune e l’Azienda regionale per il diritto allo studio universitario (Dsu) per definire i passaggi tecnici necessari per la concessione temporanea del complesso. «Resta da stabilire - dice Serfogli - se il Dsu si accollerà il costo dell’intervento di adeguamento da scalare dal canone». L’ex convento sarà trasformato in una residenza per gli studenti universitari per un periodo di 4-5 anni (a prevederlo è una delibera di giunta). Successivamente si procederà probabilmente alla messa in vendita del complesso immobiliare.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
