Il Tirreno

Pisa

Università risarcita dagli assenteisti sospesi per un mese

Università risarcita dagli assenteisti sospesi per un mese

Quattro dei cinque indagati verso il patteggiamento Uno non ammette responsabilità e attende il processo

3 MINUTI DI LETTURA





PISA. C’è chi è rimasto a casa 24 giorni. E chi per oltre un mese. Sospesi da lavoro per effetto di un provvedimento disciplinare adottato dall’ateneo nei confronti di quattro dei cinque indagati per truffa aggravata per aver timbrato il cartellino e poi essere usciti dall’ufficio. E sempre i quattro colpiti dalla sanzione inflitta dal datore di lavoro hanno voluto risarcire l’università con un versamento di circa 300 euro. La quota parte delle ore segnate come se gli impiegati fossero in servizio dopo aver strisciato il badge, ma in realtà “rubate” per l’assenza dalla scrivania.

Un atteggiamento collaborativo che anticipa, tra ammissione di colpa e volontà di restituire parte dei soldi ricevuti senza averne diritto, una richiesta di patteggiamento per chiudere anche il fronte giudiziario. La quinta persona indagata respinge ogni accusa e non ci pensa proprio a restituire il denaro che per i carabinieri non doveva percepire perché fuori dal dipartimento universitario nonostante la timbratura. Ritiene di non aver alcuna colpa e nei suoi confronti il procedimento disciplinare è stato sospeso in attesa dell’esito processuale

Oltre alla Procura ordinaria, anche quella della Corte dei conti per valutare un presunto danno erariale ha acceso i fari sull’inchiesta avviata dai carabinieri dopo una segnalazione dettagliata su usi e costumi di alcuni dipendenti universitari. Episodi limitati nel tempo, ma che ostentazione e apparente impunità ha indispettito i colleghi fino a maturare l’idea dell’esposto.

Tra i cinque indagati le posizioni sono molto diverse. E solo in un caso un'impiegata rischia il licenziamento per la disinvoltura e la frequenza con cui dopo aver strisciato il badge poi si occupava di altro fuori dall'ateneo ignorando le incombenze di ufficio.

La storia risale al 2015 anno quando foto e video degli investigatori misero a fuoco episodi di assenteismo al dipartimento di Filologia, letteratura e linguistica di Palazzo Matteucci. Un esposto fece partire i riscontri conclusi con la presentazione di un poderoso dossier dei militari in Procura cui ha fatto seguito l'inchiesta della Corte dei conti.

Le telecamere installate con visuale sul rilevatore di presenze e i pedinamenti dei militari avevano poi esteso l'indagine anche ad altri impiegati del dipartimento.

I filmati e le foto raccontano di uscite per andare dall'estetista, ma anche al bar per assenze prolungate oltre alla semplice consumazione di un caffè. È stata seguita anche una dipendente che in auto, insieme al marito, andava a fare la spesa in un centro commerciale.

Così come è stata ripresa con video eloquente la mamma di un politico cittadino che, poco più che in vestaglia, in più occasioni scende dallo scooter, timbra prima delle 7,30 e poi torna a casa. Si presentava di nuovo verso le 9, dopo aver sistemato casa. Tutto rigorosamente in orario d'ufficio. In generale per quelle ore sottratte all’impegno retribuito dall’ateneo c’è stato il risarcimento con relativa sospensione dal posto di lavoro.

Pietro Barghigiani

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Meteo

Maltempo in Toscana, scatta l’allerta gialla: temporali forti, vento e grandine – Ecco dove

di Redazione web