Il Tirreno

Pisa

La nostra isola felice

di Sharon Braithwaite
La nostra isola felice

Il pensionato e il giovane: entrambi innamorati del quartiere

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PISA. Il “paese dei cavalli” è un'isola felice situata tra il parco di San Rossore e il centro storico. Nata come sobborgo agricolo, caratterizzata da terreni fertili, bonificati dopo la correzione dell'ansa dell'Arno (il “taglio Leopoldo”) voluta dal granduca a fine Settecento, e da pascoli morbidi perfetti per i cavalli, Barbaricina è ancora oggi uno dei quartieri più verdi e tranquilli della città. A fine Ottocento, accanto alle fattorie e alle grandi proprietà nobiliari, emersero numerose scuderie per lo svernamento dei purosangue che gareggiavano all'ippodromo di San Rossore. L'ippica pisana si sviluppò grazie all'arrivo, alle porte di San Rossore, di scuderie di fama nazionale e di fantini britannici, come Thomas Rook e Walter Wright, e alla creazione del centro nazionale di allevamento. Alberto Saviozzi è nato proprio qui, ottant’anni fa, quando Barbaricina era un piccolo paese in cui tutti si conoscevano per nome. E al posto del Cep c'erano i sentieri che conducevano ai campi coltivati dai contadini. «Abitavo di fronte all'ufficio postale. È sempre stata una zona tranquilla - racconta Saviozzi -. C'era lavoro per tutti. Per i vagabondi non c'era spazio. Ho lavorato per 36 anni alla Piaggio alla sede di Porta a Mare (dove sono approdato all'età di 16 anni) e poi a Pontedera. A 19 anni ho trovato l'angelo custode, mia moglie. La mia vita si svolgeva tra casa e lavoro, il tempo libero era poco». Saviozzi, dunque, per trent'anni ha vissuto in quei quartieri creati secoli prima dal suddetto “taglio Leopoldo” e ne ha conosciuto l'evoluzione.

Barbaricina, da area agricola e dei cavalli ad area residenziale, e Porta a Mare, da quartiere artigianale ad area industriale con la Saint Gobain e la Piaggio. Anche Gabriele Migliaccio, imprenditore 34enne, è cresciuto in questo quartiere. «Era un ambiente molto bello per noi bambini: scorrazzavamo liberi nei campi fino all'argine dell'Arno. Il tempo libero lo trascorrevamo nella natura e a San Rossore - dice Migliaccio -. Per tanti anni ho fatto canottaggio al centro sportivo del Cep, alla palestra vicino alla Conad dove mio padre allenava la squadra di canottaggio. Ho iniziato facendo il timoniere all'età di 8 anni, per poi intraprendere l'attività agonistica dai 12-13 anni. La mia infanzia l'ho trascorsa così, tra la mia casa in Barbaricina, la scuola e gli allenamenti al Cep».

Oggi Gabriele vive con la sua compagna e sua figlia nella casa di famiglia e gestisce tre attività, tra cui il caffè “La Fortezza” a Pisa e il caffè-pasticceria “La Fortezza” a Pontasserchio. Il fulcro del quartiere è sempre stata la parrocchia di sant'Apollinare, che custodisce un importante archivio storico. «Ricordo quando entrai per la prima volta nelle scuderie del marchese Brivio Sforza (dove si è svolta questa intervista, ndr), prima grazie al prete e poi all'amicizia con il figlio dei custodi - racconta Saviozzi -. Rispetto ad allora non è cambiato molto. È rimasto un posto splendido». Le storiche scuderie di razza latina Brivio Sforza sono tuttora attive grazie alla gestione degli eredi di famiglia. Al suo interno vi sono circa un centinaio di box per cavalli e anche una pista di allenamento. Questo è sicuramente uno dei posti più suggestivi del quartiere. «Il punto di ritrovo per i giovani è la piazzetta davanti alla chiesa, specialmente durante le sere di estate. Un luogo tranquillo dove i genitori ci mandavano senza problemi», aggiunge Migliacci, mentre Saviozzi ricorda che un luogo di aggregazione era la storica scuderia Rook, «che fu distrutta per far spazio al nuovo villaggio sant'Apollinare». Entrambi sono concordi nel constatare la tranquillità della zona. «Speriamo che rimanga così».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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