Il Tirreno

Pisa

intesa dell’ateneo con uganda e kenya

Biomedicale, ponte con l’Africa

Biomedicale, ponte con l’Africa

Progetto da un milione di euro per formare ingegneri

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PISA. Ubora, in lingua swahili, vuol dire "eccellenza", e quella eccellenza in campo biomedicale, la porterà in Uganda e Kenya, la nostra università grazie al progetto Ubora finanziato dall'Ue con un milione di euro.

Il progetto punta alla creazione di una piattaforma virtuale tra Europa e Africa, dove i bioingegneri dei due continenti potranno condividere know-how e risorse. Una sorta di Wikipedia della conoscenza in campo biomedicale. Obiettivi e finalità del lavoro sono stati illustrati da Arti Ahluwalia, del Centro di ricerca "Piaggio" dell'Università e coordinatrice del progetto, dal delegato all'Internazionalizzazione, Francesco Marcelloni e dal consigliere dell'ambasciata del Kenya, June Chepchirchir Ruto.

«Ubora dovrà portare allo sviluppo di soluzioni innovative nell'ingegneria biomedica, con un miglioramento significativo nella formazione in questo campo e nuovi stimoli per l'economia dei paesi coinvolti - ha spiegato Ahluwalia -. Grazie allo sviluppo di una piattaforma virtuale tra Europa e Africa, potremo condividere nuove soluzioni, basate su tecnologie open source». «Da tempo l'ateneo è impegnato in solidi partenariati con diverse università africane - ha aggiunto Marcelloni -. Il nostro Ateneo, grazie alla professoressa Arti Ahluwalia, è stato tra i promotori del consorzio Abec, "African Biomedical Engineering Consortium", il cui scopo è il miglioramento della salute in Africa».

Nei due anni del progetto, i partner si occuperanno della progettazione e dell'implementazione di dispositivi medicali basati su tecnologie open source con grande attenzione per la specificità del contesto. Spazio sarà dato alle attività di formazione: saranno organizzati corsi e summer school in cui i bioingegneri potranno imparare a progettare dispositivi medici. Durante le giornate di lancio del progetto è stato premiato il logo creato da Pehr Wessmark, del Royal Institute of Technology (Svezia).

Carlo Venturini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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