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Trans minacciata dai vicini per anni: quattro condanne
Lo sfogo: mi dicevano che ero un invertito e che mi avrebbero dato in pasto ai maiali. Un mese di reclusione e un anticipo di 3mila euro sul risarcimento dei danni
PISA. «Sei un invertito. Ti diamo in pasto ai maiali». Non erano proprio rapporti di buon vicinato quelli che per anni hanno scandito la quotidianità in una corte di una frazione del Pisano. Un rancore alimentato giorno dopo giorno capace di esplodere alla prima occasione di incontro-scontro.
Lei, nato uomo e nel frattempo diventata donna, da una parte, sola nella trincea della vita. Loro, padre e figlio e una coppia sposata, dall'altra. Stanca di subire gli assalti di chi, a suo dire, la offendeva per la sua natura, la quarantenne si era decisa a rivolgersi alla Procura. Un atto coraggioso e di sfinimento al tempo stesso. Un fascicolo poi diventato un processo per i reati di lesioni personali e minacce che si è concluso davanti al giudice Luca Salutini. Un epilogo in primo grado - sicuro il ricorso in appello - con quattro condanne a un mese di reclusione più 3mila euro di provvisionale per la parte civile e il saldo di circa 8mila euro di spese processuali. «Per anni sono stata discriminata da queste persone - si sfoga la donna, assistita dall'avvocato Francesco Virgone -. Sono stata costretta a lasciare quella casa, a metterla in affitto e vivere da parenti».
I quattro condannati, difesi dall'avvocato Franco Franconi, non sono stati riconosciuti colpevoli per le lesioni ipotizzate al momento del rinvio a giudizio. Ma solo per le minacce. «La prima denuncia la feci per stalking - riprende la donna -. Hanno iniziato a mortificarmi in ogni modo almeno dal 2008. Era un continuo aggredirmi, a livello verbale. E anche oltre, ma su questo non voglio dire niente visto che per le lesioni sono stati assolti. Poi la Procura ha deciso di modificare i capi di imputazione. Peccato per gli anni passati dalle prime querele alla sentenza».
Lo scenario riproposto in aula ha restituito un affresco di tensione continua tra i residenti della corte. E nel ruolo di bersaglio sempre lei, la transessuale umiliata e offesa. «Ce l'avevano con me per la mia condizione - spiega -. Non mi volevano come vicina. Non so quante scenate ho dovuto subire. Appena li incrociavo erano offese o minacce. Una volta anche con una mazza da baseball. Angherie per niente, solo per vomitarmi addosso il loro disprezzo e additarmi per la sua diversità». A fine 2010 si ritrovò anche un tubo esterno del bagno saltato a causa di un petardo. Lo scoppio fece danni pure al muro. Un episodio, vissuto come un atto vandalico mirato, raccontato nell'ennesima querela presentata alla polizia. Secondo la sentenza erano padre e figlio, di 78 e 50 anni, insieme a una coppia di 37 e 42 anni, i principali persecutori della trans. «Allora ero una transessuale, ora sono donna a tutti gli effetti - conclude la vittima delle minacce -. Ma in quel posto non ci sono più tornata. Ho messo in vendita la casa. Non posso più sopportare, neanche il solo pensiero, quelle persone cattive e razziste».
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