Il presidio
Rapinava cellulari e soldi agli studenti: arrestato
La polizia contesta al fermato l’uso di un coltello durante i cinque colpi Gli episodi nell’area della stazione. Una ragazza è stata anche picchiata
PISA. Li seguiva dopo aver visto quello che poteva interessargli. Un passo dopo l’altro si avvicinava agli obiettivi e poi la scena era sempre la stessa: li minacciava con un coltello per rapinarli del cellulare.
Era diventato l’incubo degli studenti nella zona della stazione. Il pericolo degli assalti in strada è finito. Ne sono convinti gli investigatori della squadra mobile che hanno arrestato Majri Kais, 35 anni, tunisino senza fissa dimora, con l’accusa di rapina e lesioni. Un arresto chiesto e ottenuto dalla Procura al gip del Tribunale e che è stato eseguito dai poliziotti dopo aver messo insieme elementi utili per inchiodare alle sue responsabilità l’immigrato.
A Kais contestano almeno cinque episodi. Cinque casi in cui studenti, universitari e delle superiori, di Pisa, Lucca e Livorno, sono stati aggrediti e in un’occasione anche picchiati dal bandito pronto a diventare violento se la vittima tentava una reazione.
Quando in questura hanno iniziato a collezionare le denunce, simili per situazione, bottino e descrizione dell’autore, si è capito che il contesto non era quello dell’episodio occasionale. Non solo le telecamere in zona, ma anche le testimonianze dei giovani rapinati e una serie di riscontri nell’ambiente della stazione, hanno guidato gli investigatori verso Kais. Da ottobre a dicembre, la serialità dei suoi colpi è diventata il suo punto debole. Così come una presenza in zona che nell’ingenuità del balordo di strada ha consentito agli agenti di aspettare solo il momento giusto per fermarlo.
Kais si era “specializzato” nelle rapine di cellulari. Qualche volta ha arraffato anche dei soldi, ma il grosso delle refurtive erano i telefonini. Apparecchi da 700-800 euro, quasi sempre iPhone. Pezzi pregiati da rivendere a prezzi convenienti. La sua fatica del resto valeva solo qualche minuto di paura per le sue vittime. Minacciarle con il coltello e poi farsi consegnare l’apparecchio. Una volta una studentessa ha detto no. Non voleva cedere al bandito. Il rifiuto si è trasformato in una lite, un corpo a corpo durante il quale l’arrestato, secondo l’accusa, è riuscito a sopraffare la giovane a suon di botte. Poi la fuga. Sbandato che vive di espedienti, spesso illeciti, il tunisino senza permesso di soggiorno non ha un domicilio e bivacca tra la stazione e alloggi di fortuna. Lo conoscono bene in questura per le denunce e gli arresti collezionati in anni di incursioni nel codice penale. Un volto e un nome conosciuti e quando ha esagerato nelle rapine nel perimetro della microcriminalità del suo ambiente le indagini hanno impiegato pochi giorni per tradursi in un arresto in carcere.
Pietro Barghigiani
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