Il Tirreno

Pisa

Roberta, il primo anniversario con una sentenza

Roberta, il primo anniversario con una sentenza

Cinque anni fa la sparizione dell’imprenditrice di Gello Ora c’è un verdetto di colpevolezza contro il marito

3 MINUTI DI LETTURA





PISA. La scomparsa è diventata omicidio. Lo dice la sentenza di primo grado con la quale è stato condannato a 20 anni Antonio Logli, il marito di Roberta Ragusa. Non modifica l’ineluttabilità dell’assenza, ma ne spiega la causa. E per i parenti dell’imprenditrice di Gello è già qualcosa nel giorno del quinto anniversario della sparizione di Roberta. Uno scampolo di consapevolezza che se non lenisce il dolore lo rende almeno compatibile con un contesto sempre sospettato, ma non ancora accertato con un verdetto del Tribunale.

«Ora si comincia a ragionare» aveva detto una cugina, Marika Napolitano, qualche minuto dopo la sentenza letta dal giudice Elsa Iadaresta alle 13,40 del 21 dicembre.

«Anche se è triste pensare che sia stato un omicidio» era stata la chiosa della parente che con le altre cugine, Maria Ragusa e Sonia e Giovanna Alpini, si è più spesa per pretendere almeno una verità giudiziaria sulla fine della madre di famiglia svanita nella notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012. Non ci saranno cerimonie, né cortei in ricordo di un addio che per il giudice non è stato volontario. Nel 2013 e nel 2014 ci furono manifestazioni e ricordi pubblici. Il 21 marzo 2015 a Marina di Pisa fu “festeggiato” il 48° compleanno della donna. Fiori adagiati in acqua davanti agli scogli del litorale e con una colomba floreale, messaggero di pace, come simbolo di una purezza macchiata dal delitto. Per il terzo anno consecutivo il dolore dei parenti resta un giardino privato nel giorno in cui tutto ebbe inizio.

Quella giustizia invocata per Roberta è arrivata. Una prima tappa di un percorso che arriverà in Cassazione. E che vedrà, con ogni probabilità nei primi mesi del 2018, il processo in Corte d’Assise d’Appello. Ancora a porte chiuse e con il rito abbreviato come per il primo grado. Con una novità: la giuria popolare, sei giudice più due giudici togati. Potranno confermare la pena, ridurla o assolvere Antonio Logli. Negate dal giudice Elsa Iadaresta le attenuanti generiche, in secondo grado se il marito di Roberta dovesse ottenerle abbasserebbe la pena - in caso di condanna - di un altro terzo, portandola a 14 anni.

In tempi più ravvicinati, il 3 febbraio, Logli tornerà davanti a un Tribunale, quello della Libertà di Firenze al quale la Procura ha fatto ricorso per chiedere l’arresto in carcere dell’elettricista della Geste. Il gip Iadaresta ha respinto la richiesta del legale Roberto Cavani di revocare l’obbligo di dimora a Pisa e a San Giuliano Terme. Resta la misura cautelare, comprensiva dell’obbligo di restare in casa dalle 21 alle 6, che per la Procura è troppo blanda.

«Logli ha un carattere violento e potrebbe tornare a uccidere di nuovo» è la convinzione del procuratore capo, Alessandro Crini e del sostituto, Aldo Mantovani.

Potrebbe commettere di nuovo, nell’ipotesi dell’accusa, quello di cui si è macchiato la notte del 13 gennaio di cinque anni fa.

Pietro Barghigiani

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera