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Provinciali, il flop dei renziani
Si rinnova il consiglio: il più votato è Di Maio e poi i rossiani di Valdera e Valdarno
PISA.
«Le provinciali? Ah, guardi, mi aveva chiesto di ricandidarmi Marco Filippeschi, ma poi non è che mi sia speso molto. Insomma, queste elezioni sono l’ultimo dei miei problemi...». Sarà. E in fondo, forse, è davvero così. La bocciatura brucia meno per lui, Vittorio Gabbanini, che per le truppe di cui il sindaco di San Miniato era vessillo e bandiera. Non è un caso che il vicepresidente uscente della Provincia abbia mancato la rielezione. E non è un caso che ieri mattina, a pochi minuti dallo spoglio, circolasse già la battuta-tormentone fra le chat dei consiglieri di Valdera e Valdarno: «Mazzeo resta pure a Cuba!». Sì, perché se dal voto per il rinnovo del consiglio provinciale (sì, è così, le Province esistono ancora: bussare a Delrio e poi ai comitati del No alla riforma) è uscita un’indicazione, oggi quell’indicazione suona come un campanello di allarme per la pattuglia renziana in provincia di Pisa e in particolare per il suo colonnello, Antonio Mazzeo.
Il numero due del Pd toscano ha scelto la patria politica di Castro e del Che per il viaggio di nozze e proprio la parte più “social” e meno “liberal” del partito sembra reclamare spazio. Le urne per «l’ente inutile» (uno dei copyright della generazione Leopolda) assomigliano molto a prove di congresso provinciale: il centrosinistra si conferma, anzi perde un esponente rispetto alla precedente consiliatura, ma lo fa eleggendo nelle prime file uomini e donne lontani anni luce dal verbo della rottamazione. E se c’è un marchio sulla composizione della nuova assemblea, sembra essere quello del governatore Enrico Rossi e dei Gd vicini alla consigliera regionale Alessandra Nardini e al vicesegretario provinciale dei Dem Matteo Trapani. Resi enti di secondo livello dalla legge Delrio, e rimaste in vita dopo la disfatta renziana del referendum del 4 dicembre, le Province non prevedono più il suffragio universale ma un’elezione filtrata attraverso il voto dei consiglieri comunali dei municipi. E degli 8 esponenti Dem eletti sui 12 entrati nel nuovo consiglio, 6 non sono renziani. Non lo è Sergio Di Maio, sindaco di San Giuliano e il più votato attraverso il meccanismo del voto ponderato con 9422 preferenze (vedi box), ex fontanelliano e oggi primo cittadino senza mèntori politici ma capace di rastrellare consensi in tutto il lungomonte. Fautori della «rivoluzione socialista» del governatore la sindaca di Ponsacco Francesca Brogi, quello di Pontedera Simone Millozzi, quella di Santa Croce Giulia Deidda, e in qualche modo anche il consigliere comunale cascinese Lorenzo Ragaglia. Il giovane Dem riscatta lo scotto subito da Alessio Antonelli e para il colpo sulla sindaca leghista Susanna Ceccardi, che riesce a far eleggere due dei quattro consiglieri entrati nell’assemblea provinciale per il centrodestra, e cioè Elena Meini e Gabriele Gabbriellini. Insieme a Gabriele Benotto e Marco Rusconi faranno parte della lista le Comunità e i Territori. Quinto consigliere Pd a guadagnarsi un seggio nel consiglio provinciale, prima di Deidda, il lettiano Gabriele Toti da Castelfranco. Unici due sindaci renziani ad ottenere l’elezione Lucia Ciampi di Calcinaia e Giamila Carli di Santa Luce. Il messaggio per il congresso provinciale atteso per fine febbraio è chiaro: l’asse del partito va spostato a sinistra, spazio ai Buena Vista Social Dem di Rossi. L’onda lunga del referendum.
Mario Neri
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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