L’urlo di Sgarbi per salvare San Francesco
«Se a Pisa sta per crollare una chiesa, allora la politica nazionale non ha capito le priorità»
PISA. «Se a Pisa sta per crollare una chiesa, ci sarà qualcosa che non funziona, una politica nazionale che non ha capito a cosa dare priorità».
Era stato invitato per raccontare i tesori della città della Torre ma la sua inconfondibile vena polemica lo ha portato ad analizzare nel dettaglio le più spinose questioni di attualità, dalla crisi del Monte dei Paschi al referendum costituzionale, con continue sferzate contro il Movimento 5 Stelle e «quell'incapace della Raggi». Tipico di Vittorio Sgarbi «parlare male di tutto», come egli stesso ha ammesso sabato sera, quando, ospite del Comune di Pisa, del circolo culturale Mazzei e degli sponsor Paim Geo Salute e Banca di Credito di Valdinievole, ha intrattenuto e divertito le cento persone accorse nella Sala del Capitolo della chiesa di San Francesco per ascoltarlo. «Non lo faccio tanto per lamentarmi, ma per stimolare degli effetti», ha però chiarito il famoso critico d'arte e personaggio televisivo, che, atteso in un primo momento alla Stazione Leopolda, ha deciso di spostare il proprio intervento in una sala contigua alla chiesa di San Francesco, dimostrando uno spiccato interesse nei confronti delle difficili condizioni in cui l'edificio religioso versa per la mancanza di interventi pubblici. «È quasi malinconico trovarci qua come se fossimo in Kosovo a valutare il degrado di un'opera con importanti affreschi che dovrebbe essere uno dei luoghi più eminenti della città, con l'amministrazione comunale impotente per la mancanza di fondi», ha detto Sgarbi amaramente.
Dopo una serie di crolli verificatisi nel 2015, la chiesa di San Francesco è infatti chiusa al pubblico, e anche il chiostro che conduce alla sala in cui nel 1263 San Bonaventura presiedette il Capitolo generale francescano mostra segni di degrado. «Questo è un luogo simbolo per la città, la seconda chiesa più grande dopo la cattedrale. Qui è stato formulato l'Angelus recitato ogni domenica dal papa, qui è sepolto il Conte Ugolino, qui c'erano dipinti di Cimabue e di Giotto che ora sono al Louvre», ha ricordato l'assessore al patrimonio Andrea Serfogli, che ha rivolto a Vittorio Sgarbi un appello «affinché possa riuscire a sensibilizzare il governo sulla questione dei finanziamenti». Fatto proprio questo impegno, il famoso critico ferrarese ha regalato ai cittadini presenti un'analisi dettagliata e a tratti originale dei tesori artistici e architettonici che la città possiede, da quelli più noti ed in vista a quelli che giacciono quasi dimenticati nelle sale buie dei musei. Dopo essersi soffermato a lungo sulla «perfezione architettonica» della chiesa di San Piero a Grado e del complesso monumentale di piazza dei Miracoli, con tutte le preziose statue e i dipinti contenuti al suo interno, il Vittorio nazionale ha parlato di quelli che per lui sono i tre emblemi della città. «Il primo è senza dubbio l'elogio che il mio collega di lamentele Giacomo Leopardi ha dedicato a Pisa - ha scherzato il critico facendo riferimento allo scritto in cui il grande poeta afferma di preferire Pisa a Firenze, Roma e Milano, e rimproverando i pisani che non si servono di un tale "sponsor" - il secondo è il San Paolo di Masaccio custodito al Museo di San Matteo (opera a cui Sgarbi aveva fatto a lungo la corte per portarla all'Expo di Milano), il terzo è la scultura di San Lussorio di Donatello, un santo che sembra più un uomo che riflette sui problemi del nostro tempo».
Concludendo il suo intervento, il critico si è poi lasciato andare ad un apprezzamento di non poco conto: «La vostra città - ha detto - è in una condizione di assoluto vantaggio rispetto a molte altre e, da quanto ho visto, non posso che complimentarmi con l'amministrazione comunale per il suo buon governo».
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