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Pisa

Tasse, Pisa è la più cara ma il boom c’è stato a Calci

In dieci anni nel capoluogo sono aumentate del 12,8%, in Valgraziosa del 56% All’ombra della Torre contenute le perdite, a Cascina a picco gli investimenti

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PISA. Al ventottesimo posto in Toscana, prima di Firenze, Siena, Lucca, seconda soltanto ai Comuni-vetrina, le perle della costa toscana famose per le spiagge e i resort turistici come Castiglione della Pescaia, i municipi dell’Elba, Forte dei Marmi, i fortini delle seconde case e delle tasse sul lusso. Eccola Pisa nella classifica di Openbilanci.it, il portale on line che ogni anno analizza e stila le classifiche delle città valutando l’imposizione fiscale, la propensione agli investimenti o l’indebitamento.

Il sito internet, emanazione del più famoso Openpolis, raccoglie ed elabora i dati e i bilanci comunali attraverso i database della Direzione centrale della finanza locale del Ministero dell’Interno. E a stare alle ultime elaborazioni, relative al 2014, il capoluogo è senza dubbio il Comune dell’area pisana più caro per tasse e tributi pagati dai suoi cittadini. Si va dall’imposta sugli immobili all’addizionale Irpef, dai rifiuti all’occupazione del suolo pubblico. E in totale ogni residente paga una media di 969,55 euro all’anno in tasse. Pisa non è però il Comune che in questi anni ha aumentato con maggiore incidenza la sua pressione fiscale complessiva, cresciuta dal 2005 al 2014 del 12,8%. A fare la parte del leone, in quanto a rincari, spicca Calci, dove imposte locali e tributi, dall’era di Stefano Lazzerini a quella dell’ex sindaco Bruno Possenti, hanno subito un balzo del 56,50%. L’imposizione fiscale pro capite è passata da 374 a 585 euro. L’addizionale Irpef è addirittura raddoppiata, schizzando da una media di 58 euro a cittadino a 113,4 euro. Dopo Calci, seguono per percentuale di rincaro Cascina, Vecchiano, Pisa e infine San Giuliano Terme (vedi tabella), dove le tasse hanno subito una crescita quasi inesistente se si considera che il 2,4% potrebbe configurarsi come un adeguamento Istat.

L’andamento, in questi dieci anni, non è stato lineare ma carsico. L’era di Paolo Fontanelli sindaco, ad esempio, è stata contrassegnata da una riduzione progressiva della pressione fiscale, passata dal 2005 al 2007 da 859,70 a 599,35 euro pro capite. E l’assottigliamento non è stato innescato dall’abolizione dell’Ici sulla prima casa, arrivata nel 2008 con Berlusconi. Un’esenzione rimasta in vita fino al 2011 (quando Monti reintrodusse l’Imu), e che eppure non ha impedito alle tasse di riprendere ad aumentare nell’era di Marco Filippeschi, anche se in forme più contenute rispetto agli altri Comuni dell’area.

Esemplare il grafico dell’addizionale Irpef, a Pisa passata da 28,9 a 30,6 euro pro capite in dieci anni, mentre è più che raddoppiata a Cascina, schizzando da 40 a 93 euro, da 60 a 80 a San Giuliano, da 51 a 95 a Vecchiano, e appunto raddoppiata a Calci. Ci sono ovviamente effetti collaterali. Anche grazie ad una pressione fiscale sostenuta Pisa ha tenuto a bada il debito (pari al 29,6% delle entrate, circa 36 milioni), così come Calci (36% del bilancio), mentre a Cascina e a San Giuliano è esploso: nell’era di Paolo Panattoni ha raggiunto un valore pari al 109%, in quella di Alessio Antonelli il 55,5%, ripercuotendosi in modo devastante sugli investimenti, visto che per viabilità e trasporti si è arrivati a spendere briciole, 14,8 euro a residente nel 2014 contro i 92 di dieci anni prima.

Mario Neri

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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