Meteo
Simpatizzanti Isis monitorati in carcere
Sei detenuti sotto la lente della polizia per frasi e comportamenti
PISA. La strage di Nizza. E poi quelle di Berlino e Istanbul. Qualcuno non si è trattenuto e ha voluto far sapere che quelli, i “lupi solitari” del terrorismo, avevano fatto bene. Non è un reato. Ma è un segnale. E radio carcere ha sintonizzato bene le frequenze. Dallo sfogo al controllo. Misurato e non invasivo. Con tre gradazioni: i segnalati, gli attenzionati e i monitorati. Se il web è ritenuto una delle fonti di “formazione” per aspiranti terroristi, le celle colgono in embrione e coltivano quello che nasce come dissenso al sistema e poco alla volta viene forgiato in una radicalizzazione.
Al Don Bosco sono almeno sei i detenuti a rischio Isis inclusi nelle tre fasce di interesse investigativo. Si tratta di tre maghrebini e tre dell’Europa dell’Est. Li unisce una fede islamica nell’accezione integralista e un passato da protagonisti di una microcriminalità di piccolo cabotaggio. Sono dentro per spaccio, rapine e furti.
Il gruppetto rientra nei numeri diffusi nei giorni scorsi dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Un totale di 373 persone che hanno fatto scattare, in misura diversa, un qualche campanello d'allarme. Pisa, tra aeroporto e Torre pendente, da tempo ha alzato il livello di alert sul fronte antiterrorismo. Quello che si vede sono le forze dell’ordine e l’esercito a difesa degli obiettivi sensibili. C’è poi quello che non è visibile e attiene alle “radiografie” dei profili sul web. Un “Grande Fratello” per anticipare le azioni di qualche testa calda.
L’esempio più recente lo ha fornito Bilel Chiahoui (nella foto), il 26enne tunisino espulso dopo aver scritto su Facebook che avrebbe voluto diventare martire a Pisa scrivendo la sera prima la data dell’11 agosto in cui mettere in pratica il sacrificio. Un allarme a lieto fine. Anche per lui piccoli precedenti per spaccio e un girovagare per l’Europa avendo come punti di riferimenti due connazionali che poi sono morti da foreign fighters in Siria. Segnali, anche qui. E grazie al monitoraggio del profilo social i carabinieri del Ros sono arrivati in tempo. Magari erano fantasie di un giovane suggestionato dalle gesta di amici e incapace di trovare una via per realizzarsi in Italia. Meglio evitare il senno di poi. Di qui l’espulsione.
[[atex:gelocal:il-tirreno:pisa:cronaca:1.14164429:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/pisa/cronaca/2016/09/27/news/allarme-isis-militarizzare-pisa-e-inutile-1.14164429]]
Ecco perché la prevenzione anche in carcere diventa cruciale nella lotta all’Isis. Evitare che chi entra ladro esca poi jihadista è uno degli impegni della polizia penitenziaria che tra i suoi compiti ora ha anche quello di segnalare i detenuti potenzialmente a rischio di radicalizzazione.
Lodare gli stragisti di Nizza e Berlino non è stato l’unico, anche se il più evidente, sintomo che ha spinto il Don Bosco a circoscrivere un perimetro in cui inserire nomi e volti da mettere sotto la lente. È il comportamento quotidiano l’altro indizio. Dal rifiuto di condividere gli spazi comuni a rifiutare bevande come la Coca Cola o lasciarsi crescere la barba. Ma anche l'addobbo o la decorazione delle celle, magari con scritte islamiche) al comportamento con le altre persone o ai pretesti più banali per disobbedire. Per arrivare poi alle scene di giubilo per le vittime degli stragisti. Una rabbia covata in cella e che potrebbe trovare uno sfocio una volta riacquistata la libertà per chi, arrestato per spaccio, ora si sente un combattente jihadista pronto al martirio.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
