Italia
Ex consiglieri devono risarcire il Comune
Caso indennità illegittima: scatta l’intimazione per quindici a versare in tutto 267mila euro
PISA. Non resta che pagare. Altri lo hanno già fatto. Sono rimasti in quindici a dover risarcire il Comune per la storia dei gettoni di presenza sostituiti con un’indennità mensile. Una delibera approvata nel giugno 2005 i cui effetti ancora si fanno sentire.
Soprattutto sui portafogli di chi disse sì a quella modifica nella remunerazione dei consiglieri comunali. In primo grado e poi in appello, la Corte dei conti ha stabilito che l’istituzione dell’indennità al posto dei gettoni di presenza fu un errore. E lo ha fatto dicendo qualcosa di più: quella delibera non solo era illegittima ma provocò un danno erariale che i giudici contabili stimarono in circa 320mila euro. Una cifra frutto della differenza tra quanto uscito dalle casse con la formula adottata dall’assemblea consiliare e quanto il Comune avrebbe speso con il sistema tradizionale. I quindici consiglieri del periodo 2005-2007 - l’unico ancora a Palazzo Gambacorti è Andrea Serfogli, assessore con deleghe pesanti - a giorni riceveranno l’intimazione dell’avvocatura comunale a saldare il conto. Con una curiosità: il responsabile del procedimento è il dirigente Pietro Pescatore, anche lui condannato (poi ha saldato) per la stessa vicenda nella quale ora assume il ruolo di “esattore”. L’alternativa è l’avvio di un’azione legale con pignoramenti e ipoteche. A tutti viene chiesto di versare 17.811 euro (in totale 267mila) per il recupero delle somme in forza della sentenza d’appello della Corte dei conti che nel 2014 ribadì il concetto espresso dalla corte fiorentina.
Si tratta di Fabio Armani, Giuseppe Carlesi, Valter Ceccarelli, Enzo Cini, Antonio Dell’Omodarme, Michele Di Lupo, Nicola Gagliardi, Antonio Ghionzoli, Franca Melfi, Sandro Nicola Modafferi, Ernesto Muscatello, Daniela Pioli, Paolo Rindi, Maila Scarpellini e Andrea Serfogli. Il verdetto riguardò anche l’ex sindaco Paolo Fontanelli e alcuni dirigenti comunali ed ebbe un riflesso paradossale: chi si era astenuto o aveva votato contro non fu condannato pur avendo, comunque, percepito l’indennità poi dichiarata illegittima.
«Dagli accertamenti svolti dalla Guardia di Finanza e dal nucleo di Polizia tributaria di Pisa emergeva che nel periodo aprile 2005-settembre 2007 l'utilizzo del sistema dell'indennità di funzione in luogo del gettone di presenza aveva determinato, secondo la tesi attrice, un maggiore ed indebito onere finanziario – fu il ragionamento della Corte dei conti –. Quindi, secondo tale prospettazione, il danno per il Comune di Pisa era di 319.641,01 euro pari alla differenza tra l'importo erogato per indennità di funzione e quello che l'amministrazione avrebbe dovuto sostenere se avesse remunerato i consiglieri comunali con il regime del gettone di presenza».
Nella delibera del 2005 si abbassava il gettone da 103 euro lordi a 80, mentre l'indennità veniva aumentata a 800 euro lordi mensili. Partecipando alle 70 sedute minime previste, il singolo consigliere avrebbe percepito 5.600 euro con il gettone, 9.600 con l'indennità. Dividendo 9.600 per 70 si arrivava alla cifra di 137,14 euro, superiore agli 80 del gettone. Di qui il danno erariale contestato.
Pietro Barghigiani
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