Il Tirreno

Pisa

Tumore non visto, maxi risarcimento

di Pietro Barghigiani
Tumore non visto, maxi risarcimento

L’azienda ospedaliera versa 750mila euro a un professionista e ai suoi familiari. Errata la diagnosi della biopsia di una cisti

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PISA. L’esito della biopsia fu rassicurante. Peccato che fosse sbagliato. Quella cisti aveva cellule cancerose e se il paziente non fosse stato visto da altri medici in un ospedale del nord, magari oggi ci sarebbero una vedova e due orfani a imprecare più contro qualche camice bianco che invocare il destino avverso.

Il lato positivo in questa storia di errori sanitari e, soprattutto umani, è che non ci sono stati lutti.

Quello negativo è l’abbaglio preso a Cisanello al momento di eseguire e “leggere” la biopsia. Non c’è stato neanche bisogno di citare in Tribunale l’Azienda ospedaliera. È bastato far scrivere dall’avvocato mettendo in fila con cartelle cliniche e analisi cosa era successo a Pisa e poi nell’ospedale dove il paziente si è sottoposto a due interventi chirurgici salvandosi la vita, per chiudere con una transazione un contenzioso rapido nei tempi e significativo negli importi liquidati. In tutto sono 750mila euro i soldi versati dall’ospedale alla famiglia di un 51enne, noto professionista nel suo comune di residenza nel Pisano.

A lui è toccata la quota più alta, sui 650mila euro. Intorno ai centomila l’importo riservato anche alla moglie e ai due figli per quelli che in gergo civilistico vengono riconosciuti come danni riflessi. Una sorta di danno morale, detto anche di “rimbalzo”, per le sofferenze patite dai familiari nel dover condividere il dolore di una persona a cui non aver diagnosticato un tumore ha trasformato un tratto della sua esistenza in un calvario.

La richiesta danni è del maggio 2015. All’origine dell’azione legale c’è la consapevolezza di aver rischiato di morire per un esame non eseguito con attenzione.

Quella cisti nel braccio sottoposta biopsia era pericolosa. Era un tumore in embrione. Che non venne visto al momento del riscontro di laboratorio. Esito negativo dissero a Cisanello. Tradotto: non ci sono cellule tumorali. Sospiro di sollievo. Ma fino a un certo punto. Lo scrupolo di affidarsi ad altri specialisti fu una mossa salvavita. In un ospedale del nord scoprirono che il professionista non aveva evitato affatto il cancro. La “bestia” era lì, ancora nel suo corpo.

Furono necessari un paio di interventi chirurgici per neutralizzare il male. Con la consapevole certezza di aver rischiato la morte per una diagnosi errata, il 51enne decise così di chiedere il conto all’azienda ospedaliera.

Prima il comitato gestione sinistri di Cisanello e poi anche quello regionale giunsero alla stessa conclusione sulla necessità di evitare cause civili dall’esito pesante per le casse dell’ospedale. Meglio trovare un accordo. E così è stato dopo aver staccato un assegno di 750mila euro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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