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Società della salute: ok i conti, ma i Comuni pagheranno di più

Società della salute: ok i conti, ma i Comuni pagheranno di più

Presentato il bilancio di previsione per i servizi sociali il contributo per residente passerà da 27 a 30 euro in 5 anni

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PISA. Certo, la “Cascexit” sarebbe una scossa, più politica che di gestione delle risorse. «Ma se Susanna Ceccardi vuole far peggiorare gli standard di erogazione dei servizi ai suoi cittadini, faccia pure, può uscire dalla Società della Salute anche domani mattina», dice Sandra Capuzzi, presidente del consorzio con cui i Comuni dell'area pisana uniscono le forze sui servizi sociali. L’assessora pisana non è impensierita, perché le risorse, dopo anni, tornano a crescere.

Conti in pareggio ed entrate per 23,5 milioni di euro, quattro in più rispetto all’anno scorso, quando il bilancio di previsione venne addirittura approvato con un disavanzo “cautelativo” (e poi rientrato) di 850mila euro. Non solo: da qui ai prossimi cinque anni i Comuni si impegneranno ad aumentare il proprio contributo alle casse del consorzio dell’area pisana di 3 euro a cittadino. Sono i numeri con cui la Società della Salute ha appena approvato il bilancio di previsione per il 2017, il grande piano con cui l’ente si prepara ad affrontare la spesa per dare aiuti e assistenza socio-sanitaria agli anziani, ai minori, ai disabili e a tutte le categorie fragili di Pisa, San Giuliano, Vecchiano, Cascina, Calci, Vicopisano, Fauglia e Crespina-Lorenzana.

E rispetto al bilancio dell’anno scorso si registra un incremento di quasi 4 milioni di euro. E a rassicurare Capuzzi e il direttore Alessandro Campani è proprio il fatto che gran parte di queste risorse arrivino nelle casse dell’organizzazione grazie alla capacità di rastrellare fondi attraverso la partecipazione a bandi europei o governativi destinati al finanziamento di progetti per disabili (inserimento lavorativo e fondi per non autosufficienza) o donne vittime di tratta. «Su questo fronte - dice Campani - abbiamo ottenuto grandi risultati, così se prima i fondi provenienti da fonti “esterne” erano il 3% quest’anno saliranno all’11%. Questo la dice lunga sulla capacità di una struttura come questa di fare economie di scala e sopperire a deficit di competenze che un singolo Comune da solo non potrebbe colmare». Il messaggio alla sindaca leghista è chiaro. Se vuole andare da sola, faccia pure, ma il rischio è quello di portare i cascinesi a sbattere e condannarli ad avere meno servizi. Bastano i numeri a dimostrarlo: nel 2015 Cascina, a fronte di 1,7 milioni di euro dovuti alla SdS, ha ricevuto servizi per 2,5 milioni di euro. A fare la differenza è proprio la capacità di “fare rete”. Certo il 45,2% delle entrate è costituito dai contributi in arrivo dai Comuni. In tutto sono 10,6 milioni, di cui ben 6,3 versati da Pisa.

L’unico comune che porterà la propria “quota capitaria” a 29 euro a residente. Ogni Comune infatti da qui ai prossimi 5 anni si è impegnato a far passare il proprio contributo da 27 a 30 euro a residente con aumenti annuali di 50 centesimi. «Non veniva deliberato un aumento da sette anni - dice Capuzzi - dunque in parte era doveroso farlo per coprire anche solo gli adeguamenti Istat, ma credo sia anche un segnale dovuto in un momento di crisi dura. Due giorni fa la Caritas ha pubblicato un rapporto che parla di una crescita degli italiani che vivono in stato di povertà. E solo a Pisa ci sono 400 bambini che soffrono di povertà alimentare. Il bilancio è una risposta a un disagio che sta scavando fratture profonde nella società».

Non è un caso che dopo gli anziani e i disabili (a cui saranno destinati rispettivamente 8,1 milioni e 3,9 milioni dei fondi dell’Sds), al terzo posto nella distribuzione delle risorse ci siano proprio i minori, per cui i Comuni investiranno 3,1 milioni, distribuiti fra le aree materno-infantile e adolescenziale; 2,9 milioni andranno all’immigrazione (per la gran parte si tratta di soldi girati dallo Stato per l’accoglienza dei migranti non utilizzabili su altri capitoli di spesa), 1,4 milioni verranno destinati all’alta marginalità (persone senza fissa dimora) e 1 milione per il trasporto sociale. «In anni di grave crisi economica - conclude Capuzzi - siamo riusciti ad assicurare prestazioni e servizi essenziali alla cittadinanza più debole e fragile, senza dover mai dover ricorrere a tagli di servizi e di posti di lavoro. Importante è stato anche il dialogo con le cooperative del territorio, che ci ha permesso di rendere più efficienti le attività a vantaggio dei servizi».

Mario Neri

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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