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«Sostituire il segretario non è una soluzione Il Pd è senza una base»
Il partito provinciale verso il congresso: dalla minoranza Dem Rosa Dello Sbarba reclama a gran voce chiarezza sui percorsi
PISA. Il Pd provinciale si sta avviando a congresso, dopo che il partito nazionale ha aperto delle "finestre" per anticipare i congressi in molti dei contesti territoriali italiani. Anche Pisa ha scelto questa opzione, ma Rosa Dello Sbarba, vicesegretario provinciale ed esponente di spicco della minoranza Dem, chiede chiarezza sui percorsi. Una notizia improvvisa quella del congresso provinciale che ha spiazzato un po' di persone. «Prendo atto delle dimissioni di Alessio Lari, che ringrazio per essersi assunto un onere pesante in questa fase. La sua è stata una scelta molto solitaria: dieci giorni prima il partito si era dotato, su proposta dello stesso segretario, di un coordinamento politico. Ci sono molte cose da chiarire».
Cosa non è chiaro?
«Il Partito nazionale ha aperto queste "finestre" per anticipare alcuni congressi locali e regionali, ma non vorrei che in realtà si volesse di nuovo perseguire la strada dell'accordo tra correnti con l'elezione di un nuovo segretario in assemblea provinciale, senza convocare i circoli o peggio ancora che si pensi ad un commissariamento, che è ben altra cosa. Non è questo quello che serve al Pd».
Quindi o congresso o niente?
«Serve una discussione vera. Serve un rilancio dopo le pesanti sconfitte alle amministrative e la pesantissima sconfitta al referendum».
Dunque?
«Serve un coinvolgimento dei territori, rimettere in moto la partecipazione della base del Pd, che è stata svuotata del ruolo che ha sempre rivestito e che, sfiduciata, si è allontanata. Ormai i circoli della provincia che si riuniscono sono pochissimi. Per non parlare di Pisa dove c'è un partito spaccato per la scelta di imporre Giovanni Viale come segretario».
Cosa ha influito?
«C'è stato un accentramento smisurato verso il leader e sulla politica nazionale che ha indebolito i territori. Il partito leggerissimo in cui va avanti solo chi è "fedele alla linea" di Renzi ha prodotto una sconfitta dietro l'altra. Ad esempio, sulla Buona Scuola e sul Job's Act i cittadini hanno dato un giudizio molto negativo. E noi, la minoranza Pd, abbiamo provato a cambiare queste norme, ma siamo stati isolati. Speriamo ci sia la volontà di cambiare davvero».
Prima ha fatto cenno alle sconfitte del referendum e delle amministrative: anche la roccaforte renziana in Toscana ha vacillato, specialmente a Pisa e sulla costa...
«Il risultato in Toscana ha dimostrato lo squilibrio di velocità nella regione: una turbo area fiorentina che detta legge e una costa che arranca nonostante le potenzialità che ha dimostrato, Pisa su tutte, negli ultimi 15 anni. Molte delle buone cose che avevamo creato in questa porzione di territorio si stanno perdendo. Da noi la sconfitta di Cascina è stata drammatica, ma delle sue cause non si è mai discusso. C'è bisogno di una discussione politica vera e coraggiosa: il congresso ha senso se fa questo in profondità e lealmente».
A livello nazionale quasi 20 punti di distacco tra il Sì e il No, in provincia di Pisa un sostanziale pareggio, a Pisa netta vittoria del No, eppure il Pd si era dato molto da fare...
«Si è dato da fare nella maniera sbagliata puntando a fare da stampella esclusivamente comunicativa al suo leader. I gravi problemi compiuti sono l'aver ammazzato il dibattito nella base del partito e soprattutto non aver ascoltato nessuno, territori e minoranze in primis».
Sarebbe cambiato qualcosa?
«Non lo so, ma sicuramente sappiamo che i giovani ci hanno abbandonati del tutto, insieme alle fasce più deboli della società e a quelle che un tempo vivevano bene e oggi si sono impoverite. Parlo della cosiddetta classe media. Sul locale tra il 2017 e il 2019 ci saranno importantissimi appuntamenti con le amministrative. Pisa su tutte e anche importanti comuni della Valdera e del Valdarno».
Quantomeno a livello locale, che soluzioni si possono mettere sul tavolo?
«Per carità, quando si arriva con le "soluzioni" si fanno sempre disastri. Sul livello locale (e questo servirebbe anche sul piano nazionale) servono più umiltà, capacità di ascolto e discontinuità con un metodo di lavoro adottato fino ad oggi. Pensando proprio alle sconfitte maturate fino ad oggi scegliere nuovamente un nome o più nomi in un'assemblea sarebbe continuare su una strada che ci ha portato a sbattere e che tiene lontana la base dalla partecipazione politica e decisionale. Sostituire Alessio Lari con qualcun altro o qualcun'altra non risolverebbe i nostri problemi se non si cambia veramente. Il partito deve essere una comunità vivace e non il comitato elettorale ad uso del leader o della necessità del momento».
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