Il presidio
«La città non può perdere la Motorizzazione civile»
Costituito il Comitato per contrastare l’annunciata chiusura della struttura «Sosterremo le iniziative delle istituzioni a difesa del servizio e faremo proposte»
PISA. «Metteremo in campo ogni iniziativa possibile per evitare che Pisa perda un altro servizio, in nome della razionalizzazione e del risparmio». È questo, in sintesi, il principio con il quale si è costituito il Comitato che lotterà per il mantenimento della sede e di tutti i servizi dell’Ufficio della Motorizzazione civile a Pisa. Sede e servizi che sono stati messi in discussione dall’Agenzia del Demanio per evitare di spendere soldi nell’affitto dei locali che ospitano la Motorizzazione, nel comune di San Giuliano Terme. Della questione si stanno interessando anche gli enti locali: i sindaci di Pisa Marco Filippeschi e di San Giuliano Terme Sergio Di Maio, sono stati poche settimane fa a Roma per sostenere la causa al Ministero dei trasporti.
La cifra che - se vengono confermate le motivazioni - ha fatto scattare la decisione di chiusura della Motorizzazione pisana è di 180mila euro l’anno. È il canone d’affitto che viene versato a un privato, titolare del capannone, già disposto a rivedere gli importi e anche ad “abbuonare” un intero anno di affitto.
Il comitato. A far parte del Comitato, nato all’interno della Cna provinciale, ci sono le associazioni Confarca e Unasca, che tutelano gli operatori delle autoscuole e dei servizi di pratiche automobilistiche, le associazioni Adiconsum e Federconsumatori e gli Amici di Pisa.
«Questa decisione – spiega Matteo Giusti, presidente della Cna provinciale – ha il sapore del taglio indiscriminato. Come dire, bisogna risparmiare e si chiude. Non c’è un disegno di insieme, non c’è un progetto complessivo. Non c’è difesa del territorio. E questo non va bene».
La chiusura della sede pisana della Motorizzazione civile comporta una serie di disagi agli utenti che per effettuare esami o revisioni, dovranno rivolgersi alle sedi di Lucca o di Livorno. «Anche in questo – spiega Marco Abbondandolo della Confarca – non c’è chiarezza. La motorizzazione pisana svolge una mole di pratiche che è seconda solo a Firenze. E queste cadrebbero inevitabilmente sulle sedi livornesi o lucchesi che non sono attrezzate».
I disagi. A pagarne le conseguene saranno soprattutto gli utenti. «Ci sono proprietari di aziende – spiega Michele Bulleri della Unasca – che pur di evitare le conseguenze dei disagi provocati dal ridimensionamento e ora dalla ventilata chiusura della Motorizzazione pisana – scelgono altre province limitrofe per dare sede legale alle loro attività. Ma ci sono anche operazioni, come il collaudo dei veicoli per i disabili, le vetture coi doppi comandi: questa gente, quando sarà chiusa la motorizzazione di San Giuliano, dovrà andare a Livorno o a Lucca».
Dalla parte della gente. Stefano Ghilardi degli Amici di Pisa sottolinea che: «Sosteniamo il Comitato perché questo non diventi l’ennesimo servizio che viene sottratto a Pisa». Gli fa eco Paolo Perelli (Adconsum): «Promuoveremo ogni iniziativa per sostenere questa battaglia: non vorremmo che Pisa diventasse solo... Piazza dei Miracoli».
Il Comitato è nato per dire “No alla chiusura”, ma anche per avanzare qualche proposta. «La prima è quella di istituire un tavolo istituzionale per affrontare il problema – spiega Maurizio Bandecchi, vicedirettore coordinamento sindacale Cna – ma vorremmo anche proporre qualche soluzione alternativa. Ad esempio ci sono diverse strutture militari, in città, che potrebbero ospitare i servizi svolti dalla Motorizzazione».
Anche quelli che adesso, per limiti della struttura sangiulianese che ne ospita uffici e officine, non possono essere espletati in città. E già costringono i proprietari dei veicoli interessati a rivolgersi altrove.
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