Il presidio
Sempre più minorenni senza un pasto
Un terzo degli assistiti ha meno di 18 anni, l’incidenza più alta al Cep. Benotto: ingiustizia intollerabile
PISA. Sono 412 i bambini che soffrono di povertà alimentare e che rispondono al loro fabbisogno alimentare solo grazie ai pasti della Cittadella della solidarietà. Il 60% di essi ha meno di dieci anni. I bambini rappresentano un terzo di tutte le persone che si sfamano grazie alla Caritas.
A giugno erano 334, sei mesi dopo 412. Continuano a crescere le situazioni di minori che vivono in famiglie alle prese con il disagio alimentare incontrate alla "Cittadella della Solidarietà": in sei mesi l'incremento è stato del 23,4%. In concreto significa che una persona su tre (32,8%) fra quelle seguite dalla struttura del Cep è under 18. E fra quest'ultimi il 60% ha meno di dieci anni.
Il rapporto Caritas questo anno si è focalizzato anche sull'indice di povertà sempre dei minori. La situazione più difficile è nell'area del Cep e Pratale. Nel primo c'è un'incidenza di 51,5 minori ogni 10mila under 18 residenti seguiti dalla Cittadella della Solidarietà, nel secondo 50,7. La media cittadina è di 36,6. Si chiama indice di povertà minorile Caritas ed è sostanzialmente il rapporto fra gli under 18 che nel 2015 sono stati seguiti dalla Cittadella della Solidarietà e il numero complessivo di minori residenti nel territorio del comune di Pisa, ripartiti per ciascuna ex circoscrizione. L'indice, ideato dai ricercatori dell'Osservatorio diocesano sulle povertà, ha lo scopo di rendere confrontabile la situazione fra i diversi territori del comune, e racconta come a Pisa si viva una situazione di disagio alimentare tali da spingere i genitori a rivolgersi alla Cittadella 36,6 minori ogni 10mila under 18 residenti, un dato che sale 51,5 nel Ctp2 (Cep) e al 50,7 nel territorio del Ctp 5 (Pratale). L'arcivescovo Giovanni Paolo Benotto dice che: «La povertà dei più piccoli è un'ingiustizia intollerabile. Se fa sempre male dover registrare la sofferenza di tante persone che si trovano improvvisamente senza lavoro e soprattutto senza la prospettiva di trovarne un altro, ancor più doloroso è l'impatto con la sofferenza dei più piccoli che di certo sono nel senso più pieno vittime di una ingiustizia non tollerabile».
L'arcivescovo introduce anche un altro concetto quando aggiunge: «Povertà è anche quella durezza di cuore che rende insensibili di fronte al dolore altrui, una miseria "spirituale"che si esprime attraverso intolleranza ed emarginazione».
(Ca.Ve.)
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