Italia
Morto dopo la trasfusione sotto inchiesta quattro medici
Ipotesi di omicidio colposo a carico dei sanitari di Cisanello che si sono occupati del paziente Il decesso avvenuto alla fine del trattamento. Per l’ospedale il sangue non aveva alcun problema
PISA. L’accusa è omicidio colposo. Un’ipotesi di reato con la quale il sostituto procuratore Paola Rizzo ha aperto un’inchiesta sulla morte di un pensionato dopo una trasfusione a Cisanello.
Sono quattro i medici dell’azienda ospedaliera, in servizio nell’unità operativa di Medicina trasfusionale e biologia dei trapianti, indagati per la morte Umberto Brogi, l’82enne residente a Pisa entrato a Cisanello per sostenere una seduta trasfusionale e deceduto subito dopo.
Un malore improvviso contro il quale i sanitari hanno cercato di intervenire senza, però, riuscire a tenere in vita il paziente.
I dubbi di moglie e figlia sulla fine del familiare hanno indotto la Procura a procedere con il sequestro della cartella clinica, disporre l’autopsia e indagare quattro medici che avevano avuto a che fare con il pensionato al momento del suo ingresso a Cisanello.
Un atto necessario per nominare avvocati e medico legale che seguirà gli indagati nel corso del procedimento penale. I quattro dipendenti dell’Aoup hanno conferito l’incarico di medico di parte al professor Marco Di Paolo e all’avvocato Patrizio Pugliese per la parte legale.
Le esequie di Brogi sono state bloccate nei giorni scorsi per consentire l’autopsia e avere una base di partenza su su cui lavorare in modo da chiarire le cause della morte. Ruota attorno alla sequenzialità della trasfusione di sangue con il decesso, l’indagine finalizzata a stabilire eventuali responsabilità sanitarie nel lutto che ha colpito la famiglia Brogi. È la ricerca del nesso causale tra prestazione e morte l’impegno degli inquirenti.
Brogi era arrivato a Cisanello di primo mattino. Aveva bisogno di una trasfusione.
Si era sottoposto alla seduta proseguita senza particolari problemi.
Quando poi si era alzato dalla poltrona aveva accusato i primi malesseri. Di lì a poco il repentino aggravamento. Il personale lo aveva soccorso capendo all’istante quanto fossero serie le condizioni del paziente. Sforzi che si sono rivelati inutili.
Per accertare cosa fosse successo, prima ancora dell’inchiesta della Procura, l’azienda ospedaliera aveva «immediatamente fatto tutte le indagini necessarie a evidenziare eventuali problemi legati alle unità trasfuse e alla loro sicurezza batteriologica. Tutte le indagini hanno dato esito negativo e hanno dimostrato che l'aggravamento della patologia del paziente non era connesso alla trasfusione». Per l’ospedale non ci sono stati, dunque, problemi nelle sacche di sangue utilizzate nel trattamento.
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