Il presidio
«Logli deve andare in cella può uccidere di nuovo»
La Procura ricorre contro il “semplice” obbligo di dimora a Pisa e a San Giuliano Riproposto il carcere dopo la condanna a 20 anni per l’omicidio di Roberta Ragusa
PISA. «Può uccidere ancora. E anche fuggire. Per questo deve stare in carcere».
Lo pensano e, soprattutto, lo scrivono nel ricorso al Tribunale del Riesame il procuratore capo, Alessandro Crini e il sostituto Aldo Mantovani contro l’ordinanza del giudice Elsa Iadaresta che applica come misura cautelare ad Antonio Logli l’obbligo di dimora nei comuni di Pisa e San Giuliano Terme con il divieto di uscire di casa dalle 21 alle 6.
Una misura decisa dopo la condanna a 20 anni per omicidio volontario e distruzione di cadavere, quello di Roberta Ragusa che per i pm è troppo blanda. Per serve la detenzione. E anche in carcere, niente domiciliari.
Il ricorso è stato presentato dalla Procura e nei prossimi giorni verrà discusso a Firenze davanti al Tribunale del Riesame dove un collegio di tre giudici valuterà l’istanza dell’accusa che il 21 dicembre scorso il gip Iadaresta aveva respinto ritenendo sufficiente l’obbligo di dimora.
Allo stesso Tribunale e per il medesimo procedimento potrebbe rivolgersi, ma con aspettative opposte, l’avvocato Roberto Cavani.
Può farlo entro sabato, quando scadono i 10 giorni previsti dalla notifica della misura cautelare consegnata a Logli dai carabinieri intorno alle 16 di mercoledì 21 dicembre.
L’obiettivo del legale è quello di far revocare al suo assistito l’obbligo di dimora con divieto di uscire di casa la notte.
A suo dire non ci sono le condizioni per un provvedimento del genere che limita nei tempi e negli spazi il marito di Roberta.
All’opposto la Procura considera Logli una persona pericolosa. Lo ritiene un assassino. Non basta la condanna a 20 anni per l’omicidio della moglie, sparita nel nulla la notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012.
I suoi comportamenti, precedenti alla scomparsa dell’imprenditrice di Gello, inducono l’accusa a ritenerlo capace di commettere di nuovo un omicidio e, come elemento secondario ma non superfluo, anche di darsi alla latitanza considerata la prospettiva di dover restare in carcere 20 anni una volta passata in giudicato la sentenza. Questione di due, tre anni tra appello e Cassazione.
Lo avevano chiesto la mattina del 21 dicembre l’arresto in cella per Logli.
I pm Crini e Mantovani avevano sottolineato un profilo dell’imputato descritto come irascibile e che in caso di conflitti personali risponde in maniera violenta. Un'indole iraconda. Un carattere facile a esplodere in assalti anche fisici.
Erano state citate le dichiarazioni della mamma di Sara Calzolaio, ex amante e ora compagna, che, riportando uno sfogo, fece mettere a verbale una frase della figlia: "Ma ti rendi conto che poteva ammazzà anche me?".
C'è poi la cognata di Logli, moglie del fratello, secondo la quale il marito di Roberta è un ingannatore che mistifica la realtà. Si cita un episodio. Dopo aver litigato con il cognato, la donna torna a casa e trova l'auto rigata e l'energia elettrica ko. Non dice apertamente che è stato il marito di Roberta, ma sottolinea che la sequenza diretta della lite e dei danni.
Il giudice ha accolto la richiesta di condanna, mitigando e di molto le misure da adottare nei confronti di Logli. Le prescrizioni ci sono e riducono la libertà di muoversi dell’elettricista della Geste. Ma per la Procura non è sufficiente. E per ribadire il concetto si rivolge al Tribunale del Riesame davanti al quale i pm dovranno argomentare in modo ancora più approfondito, e persuasivo, perché Antonio dopo i 20 anni per omicidio è giusto che aspetti la sentenza di appello in carcere.
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