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Nuovo Marchesi senza certezze anche dopo il No
Progetto ok, i fondi arriverebbero dall’Inail ma l’ente è in bilico nonostante il referendum
PISA. All’insegna del “vorrei, ma non posso”. E’ la situazione, decisamente particolare, del complesso scolastico “Concetto Marchesi”. Mesi, se non anni, per decidere cosa fare di quell’edificio considerato un esempio, quasi unico, di architettura moderna. Poi la decisione (demolizione e ricostruzione fedele sul posto) e anche la strada per trovare i finanziamenti necessari, circa 28 milioni di euro, grazie a un bando dell’Inail. Il problema però sono le Province o, meglio, quel che è rimasto di loro. Ridimensionate pensando che sarebbero state soppresse. Invece al referendum costituzionale del 4 dicembre scorso ha vinto il No. Le Province hanno mantenuto il loro ruolo nello scacchiere istituzionale. Però sono anche rimaste più che dimezzate come prima. Hanno ancora un po’ di funzioni, come l’edilizia scolastica, ma non i trasferimenti economici per svolgere la loro funzione. E per il momento non si capisce cosa sarà di loro. E allora come può la Provincia di Pisa impegnarsi con Inail attraverso un contratto pluriennale per avere i soldi per ricostruire il Marchesi? Non può, secondo quanto dicono nella sede di via Nenni, e così lo stallo continua per il complesso che ospita il liceo scientifico Buonarroti, il geometri Santoni e la sezione dell’istituto Gambacorti.
La vicenda è tornata d’attualità in questi giorni, dopo che comunque la Provincia, con un’ordinanza presidenziale firmata da Marco Filippeschi, ha approvato il progetto preliminare che costituisce anche, come vogliono le nuove norme sugli appalti, il progetto di fattibilità tecnica ed economica. Un atto con cui si chiede al responsabile del procedimento di andare avanti con i passaggi successivi, fino al progetto esecutivo. In attesa di cosa? Di un’indicazione che chiarisca se la Provincia di Pisa, come le altre, continuerà ad avere il suo ruolo, ripristinando gli strumenti che servono. Oppure se serà imboccata una nuova strada.
Il complesso (realizzato a metà anni Settanta su progetto dell’architetto Pellegrin) «ha subìto nel corso degli anni - si legge nelle relazioni tecniche - un decadimento notevolissimo che lo rende oggi bisognoso di ingentissimi nonché urgenti interventi di riqualificazione, adeguamento e messa a norma». Dopo un acceso duello tra scuole di pensiero (chi avrebbe voluto demolire l’edificio per costruirne una nuovo e chi invece lo vorrebbe mantenere restaurandolo), l’ha spuntata l’idea della ricostruzione “dov’è e com’è”, anche alla luce dei continui appelli contro la demolizione del complesso. Sono esclusi il blocco delle palestre e la piscina recentemente restaurati.
Il bando dell’Inail per iniziative immobiliari di elevata utilità sociale (nell’ambito dei piani triennali di investimento dell’istituto) ha rappresentato una possibilità che la Provincia ha preso in considerazione, sebbene dentro un meccanismo particolare. «Una condizione necessaria per poter concludere l’operazione è rappresentata dalla possibilità di firmare un contratto con l’Inail che, per almeno 18 anni, preveda un canone pari al 3% annuo dell’investimento effettuato, comprendendo anche gli oneri della progettazione di cui Inail si farebbe carico», ricorda in un atto ufficiale Giovanni Viale, dirigente della Provincia e coordinatore del gruppo di lavoro che vede impegnati anche tecnici del Comune di Pisa.
Il referendum costituzionale del 4 dicembre scorso e, in generale, l’incertezza istituzionale e finanziaria che ha caratterizzato e ancora caratterizza le Province in questi mesi, ha bloccato le procedure riguardanti i progetti presentati dalle amministrazioni provinciali stesse. L’esito della consultazione referendaria, secondo Viale «non è sufficiente a restituire certezze all’iter per il nuovo Marchesi».
L’obiettivo però è quello di non farsi trovare impreparati se questi nodi dovessero essere sciolti. «In un certo senso, quindi - scrive ancora Viale - è necessario porsi l’obiettivo di avere la progettazione definitiva ed esecutiva, nella speranza che le Province, confermate in Costituzione dopo l’esito del referendum, riacquisiscano quella autonomia tributaria e finanziaria che permetta loro ciò che oggi è impossibile».
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