Il presidio
Fabio Petroni condannato per bancarotta
Pena di 9 anni e mezzo per l'ex proprietario del Pisa: ecco i dettagli
PISA. Condannato a 9 anni e 6 mesi l'ormai ex proprietario del Pisa Calcio, Fabio Petroni. La sentenza è stata letta poco prima di mezzogiorno di venerdì 23 nel Tribunale di Roma.
Il verdetto riguarda il reato di bancarotta fraudolenta per il fallimento della Terravision Rome Airport Scarl. I pm avevano chiesto 8 anni e 4 mesi. Il punto di riferimento temporale è il primo febbraio 2013, giorno di dichiarazione del fallimento di Terravision Rome Airport scarl. Di qui l'accusa di bancarotta fraudolenta che il 18 luglio scorso ha costretto ai domiciliari l'imprenditore romano. Per la Procura la Guardia di finanza a cui erano state affidate le indagini, Petroni, nonostante l'amministrazione giudiziaria disposta per due aziende del suo gruppo, sarebbe riuscito a distrarre fondi con operazioni eseguite di recente. Si tratta della Terravision H.R. & Services Srl, e Alivision patrimoni e servizi di Petroni Fabio Sas. Oltre agli arresti domiciliari, la magistratura ha provveduto anche a un corposo sequestro di conti, licenze e beni aziendali con relativa nomina di un amministratore giudiziario per garantire continuità aziendale e posti di lavoro di un gruppo che fattura 35 milioni di euro l'anno. Sono le licenze dei trasporti di linea Roma-Ciampino-Fiumicino, Pisa/aeroporto-Firenze e Orio al serio-Milano; conti correnti bancari e altri rapporti finanziari; contratti commerciali e beni aziendali tra cui 29 autobus di linea e 2 auto.
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Un intervento che, nelle intenzioni della Procura, permette di vincolare i beni a garanzia dei creditori del fallimento. Crac da 25 milioni di euro. Le indagini e i guai per Petroni nascono con il crac della "Terravision Rome Airport Scarl" il primo febbraio 2013 per un passivo di 25 milioni di euro. Un filone di inchiesta che nella primavera 2015 ha portato a giudizio l'imprenditore per bancarotta fraudolenta per distrazione. Il processo è alle ultime udienze. Per la Finanza almeno 9,1 milioni di euro anziché prendere la strada di Fisco e Inps sarebbero finiti nella disponibilità di moglie e figlia di Petroni. Entro 90 giorni le motivazioni.
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