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Pisa

Il coraggio di Elsa e un verdetto in solitaria

Il coraggio di Elsa e un verdetto in solitaria

La scelta del rito abbreviato ha imposto la valutazione degli atti processuali solo al gup: il giudizio arrivato dopo tre ore e mezzo di camera di consiglio

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PISA. Nessuno era riuscito a intercettare nulla dietro quel sorriso, gli occhiali con la montatura rossa e l’aria sempre serena, perfino svagata. Nessuno, che non fosse un frequentatore abituale del palagiustizia, forse neppure avrebbe immaginato che quella semplicità celasse un giudice, un magistrato di lungo corso, con anni e anni di processi alle spalle.

Ma nelle ultime settimane Elsa Iadaresta si era confidata. Le sue collaboratrici, le cancelliere più fidate lo sapevano: «Qualunque decisione prenda, avrò uno dei due mondi contro». Le telecamere, la pressione mediatica, il pathos della narrazione televisiva sul caso Ragusa, era convinta, avevano creato uno spartiacque, due fazioni: colpevolisti e innocentisti. E lei avrebbe dovuto decidere. Da sola. Giudicare e subito dopo accettare un giudizio. Uno dei romanzi neri d’Italia, uno di quei casi giudiziari di solito affidati ad una corte d’assise con almeno due togati, era stato consegnato alla sua unica valutazione.

Un giudice donna incaricata di decidere il destino di un uomo accusato di aver ucciso un’altra donna, la moglie, e poi averne distrutto il corpo. Serviva coraggio, e questa donna certo lo ha avuto. Ora si può dire. Dopo tre ore e mezzo di camera di consiglio, si è presentata di fronte ai legali e ai parenti, ma di fatto di fronte all’Italia, e ha emesso la sua sentenza. Poche righe, un pausa per correggere una virgola con la biro, e poi la lettura degli articoli di legge.

«Era provata, ma finalmente sollevata», racconta chi l’ha vista pochi minuti dopo la sentenza. Non poteva essere facile. Non lo sarebbe stato per nessuno. Non per una veterana a tre anni dalla chiusura della carriera. Non se il tuo vicino di stanza, il gip Giuseppe Laghezza, a marzo 2015 aveva già emesso un suo giudizio, completamente diverso da quello che ti sembrava raccontassero invece le carte dell’inchiesta.

Un anno fa, l’udienza preliminare, aveva sancito il proscioglimento di Antonio Logli, invece adesso la strada obbligata del rito abbreviato e della decisione in solitudine stava ribaltando tutto. Certo, la Cassazione aveva annullato quel verdetto e dato un’indicazione, era escluso che Roberta fosse fuggita, ma si doveva ripartire da capo, non c’era nulla di già scritto. E bisognava farlo attenendosi solo alle carte, Logli non si sarebbe sottoposto a un contraddittorio, aveva deciso il rito abbreviato per mantenere il silenzio, proteggersi dietro la sfinge dipinta sul volto. In fondo, sembrava quasi una sfida: ci sono solo indizi, nessuna prova, vediamo cosa sei capace di fare. In aula, Antonio non s’è presentato, Elsa invece sì.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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