Il Tirreno

Pisa

Una folla per l’addio a Savini

Una folla per l’addio a Savini

In tantissimi al funerale del giovane imprenditore morto in un incidente

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PALAIA. Dal piccolo piazzale davanti alla chiesa di Forcoli lo sguardo spazia sul paese e sulla linea di colline della Valdera. Un affaccio sul mondo, nonostante la leggera foschia di una fredda mattina di dicembre. Come un balcone sospeso tra cielo e terra, «in quella dimensione dove tutti noi siamo in cammino, come sospesi, in viaggio verso la trascendenza». Un viaggio dove il dolore del distacco può apparire insopportabile, «ma nel quale l'amore è sempre più forte della morte. Ed è per questo che Carlo c'è e sarà sempre con noi».

Le ultime parole di don Andrea Cristiani sollevano un lungo e fragoroso applauso, dentro e fuori la piccola chiesa di San Frediano. Come un abbraccio collettivo. L'abbraccio della folla che non ha voluto mancare l'ultimo saluto a Carlo Savini, l’imprenditore 24enne appartenente alla famiglia dell’omonima azienda di tartufi famosa nel mondo, morto dopo il terribile incidente di domenica 11 dicembre. Una moltitudine che ieri mattina ha riempito di auto ogni strada, ogni angolo del paese. Un intero territorio che si è come fermato, scosso e silenzioso, per rendere omaggio ad un ragazzo conosciuto e apprezzato.

«Mi raccomando: scrivete che era un bravo ragazzo, una persona splendida», ci dice sottovoce una conoscente nel piazzale di fronte all'abitazione. Un piazzale spazioso quello della famiglia Savini, proprio all'inizio di via Nuova, ma che ieri appariva incredibilmente piccolo di fronte alla folla accalcata attorno alla casa. Un piazzale stracolmo ma silenzioso, dove lo scalpiccio di passi sulla ghiaia è stato l'unico rumore ad accompagnare l'avvio del corteo funebre. Un percorso in salita, con un lungo "serpentone" fino alla chiesa, dove ad attendere Carlo nel suo ultimo viaggio c'era il messaggio impresso nero su bianco dagli amici. «Tu lo sai che non è finita. Sì che lo sai. Ciao Carlo», si leggeva nello striscione affisso poco prima del piazzale antistante la chiesa. Attorno alla bara bianca, di fronte all'altare, in tanti si sono accalcati fra le panche e le mura del piccolo edificio. Tra di loro tantissimi giovani. Occhi lucidi, sguardi bassi e volti rigati dalle lacrime, mentre il pensiero è corso soprattutto ai familiari: ai genitori, Carla e Luciano, insieme ai fratelli Cristiano e Romina, ai quali l'intera comunità ha voluto portare il proprio saluto e la propria commozione. A loro si sono rivolte anche le parole dei sacerdoti: quelle del parroco don Antony che ha celebrato la funzione, coadiuvato da don Cristiani e dal parroco di Palaia don Giuseppe Volpi. Nella mente dei presenti, alla fine, sono rimaste impresse le parole accorate di don Cristiani: «Perché neanche la morte può spezzare l'amore. Così Carlo resterà ancora con noi».

Giacomo Pelfer

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