Il Tirreno

Pisa

Aggredì il colonnello, condannato ladro di bici

Aggredì il colonnello, condannato ladro di bici

Un anno e sei mesi a un egiziano: Brancadoro lo sorprese in flagrante ma lui reagì con calci e pugni

2 MINUTI DI LETTURA





PISA. Non era la prima e non è stata neppure l’ultima, visto che dalla sera del 30 maggio 2016 in poi Ahmed Mahmoud di bici avrebbe continuato a rubarne - o quantomeno a provarci - parecchie. Certo è stata la più sfortunata. Quella in cui l’egiziano di 37 anni è stato sorpreso a rubare una bici in via Ulisse Dini da Andrea Brancadoro, ex comandante provinciale dei carabinieri di Pisa da qualche mese in servizio al comando generale a Roma. Succede tutto in pochi secondi, quelli che ieri hanno convinto il giudice Paola Giovannelli a condannarlo a 1 anno e sei mesi per furto aggravato, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni.

Il colonnello, chiamato a testimoniare, lo ha raccontato in aula: «Stavo passeggiando in via Dini insieme a due persone. Eravamo a pochi metri dall’incrocio con Borgo Stretto e abbiamo notato quest’uomo armeggaiare sulla bicicletta. Era già riuscito a rompere la prima catena con cui era assicurata, e stava spezzando anche la seconda. Ero in borghese, mi sono fatto avanti, dicendo che ero un carabiniere e che doveva fermarsi. Lui ha risposto e poi ha provato a reagire». È in quel momento che Mahmoud esagera davvero. Prima sferra un calcio al colonnello, poi si alza in piedi e tenta di scacciarlo colpendolo con alcuni pugni alla schiena. Non abbastanza da sfuggirgli però. Brancadoro infatti riesce a immobilizzarlo contro il muro fino all’arrivo della pattuglia radiomobile, che lo porta in caserma.

Ieri la giudice, sebbene il pm avesse chiesto 1 anno e 3 mesi per il reato di rapina impropria, ha dato il massimo per un furto aggravato, assorbendo nell’imputazione anche la resistenza e le lesioni (per Brancadoro i sanitari certificarono sei giorni di prognosi), probabilmente tenendo conto anche del comportamento assunto da Mahmoud nei mesi successivi. Il tunisino, difeso d’ufficio da Gessica Calabrese, è poi stato ripescato varie volte a rubare bici ma ha anche violato il divieto di dimora imposto dal giudice dopo le varie recidive. Per questo, per ora, resta in carcere al Don Bosco.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera