Il Tirreno

Pisa

Processo lampo per la mamma di Samantha

di Pietro Barghigiani
Processo lampo per la mamma di Samantha

La donna vuol farsi giudicare col rito abbreviato Il patrigno a marzo davanti alla Corte d’Assise

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PISA. Quello imputato di aver ucciso a suon di botte una bimba di 3 anni è atteso dalla Corte d’Assise. Rischia da 12 a 24 anni.

Chi deve difendersi dall’accusa di non essersi opposta alla violenza omicida del compagno sulla propria figlia ha scelto il rito abbreviato. Un giudizio rapido, sulla base degli atti e a porte chiuse. Vuole evitare un processo pubblico davanti a una giuria popolare. E, in caso di condanna, il rito le consente anche la riduzione di un terzo della pena.

Una strategia processuale per limitare i danni di una tragedia in cui la vittima, la piccola Samantha, fu trovata senza vita sul pavimento di una baracca il pomeriggio del 27 aprile scorso lungo il viale del Tirreno a Calambrone.

Dalla scoperta del corpicino inerme in quell’immondezzaio riadattato a casa, le prospettive di Tonino Kristic, 31 anni, serbo, e di Juana Francisca De Olmo, 30anni, dominicana, si divisero.

Lei lo accusò di picchiare con regolarità Samantha. A volte la alzava da terra prendendola per i capelli. Piangeva Juana Francisca e all’ospedale tra le lacrime confermò ai carabinieri le angherie del compagno su quello scricciolo indifeso e anche contro di lei. Un’indole violenta che aveva sopraffatto la dominicana. Agli investigatori la mamma di Samantha offrì la rappresentazione di un contesto di miseria in cui Tonino picchiava entrambe con un accanimento sulla bimba che alla lunga, stando all’autopsia, si sarebbe rivelato fatale.

«Le ho dato delle schiaffetti per farla riprendere dopo che era svenuta» è stata difesa di Tonino, in carcere da aprile, che all’epoca in cui viveva a Pontedera era già stato condannato per lesioni, anche verso i familiari.

Il giudizio immediato chiesto dal sostituto procuratore Giancarlo Dominijanni è stato accolto in modo diverso dai due imputati. Krstic il 17 marzo 2017 si siederà davanti alla Corte d’Assise (due giudici togati e sei popolari). È accusato di maltrattamenti in famiglia aggravati dall'aver provocato la morte della piccina.

La mamma definirà davanti al gup la sua posizione - che nel frattempo ha dato alla luce il figlio avuto dall’ex compagno accusato di aver ucciso la sua bimba - con udienze a porte chiuse.

A Juana viene contestato di aver visto e taciuto. Un reato di omissione, sempre riferito ai maltrattamenti, secondo il principio secondo il quale non evitare un evento che si ha l'obbligo giuridico di impedire equivale a cagionarlo.

La donna, che dopo la morte di Samantha è tornata a Rapallo dal marito lasciato per Tonino conosciuto in chat, deve difendersi da un'accusa che per una madre è già una condanna.

La sua bimba era il bersaglio quotidiano delle angherie del compagno e lei, tra l'impotenza e la debolezza di un rapporto nutrito di intimidazioni e minacce, lasciava correre. O se cercava di opporsi lo faceva con una forza sovrastata dalla prepotenza di un uomo da cui era scappata, anche con l'aiuto dei carabinieri, ma dal quale era anche tornata di sua spontanea volontà.

Quando lui sollevava da terra la piccina tirandole i capelli, arrivando a strapparle ciuffi interi, il "rimedio" della mamma era quello di rasare la testa della piccola. Per impotenza e paura aveva detto ai carabinieri.

Con il magistrato ha scelto di non parlare. Non ha voluto rispondere sul calvario inflitto dal compagno a Samantha.

Non ha inteso spiegare l’origine di quei segni sul corpicino, quelli delle botte più recenti a suon di cinghiate con la fibbia a marcare la carne. E poi il supplizio delle lesioni al cranio calcificate.

Sofferenze inflitte nel tempo cui la morte della bimba ha posto fine. Un epilogo di cui ora devono rendere conto davanti alla giustizia dell’uomo il patrigno e la mamma.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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