Il Tirreno

Pisa

La sindaca leghista pronta a lasciare la Società della Salute

di Mario Neri
La sindaca leghista pronta a lasciare la Società della Salute

Ceccardi: «Se ci conviene, via dai servizi sociali integrati» Capuzzi: «Faccia pure, se non paga però partono i tagli»

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PISA. «Siamo pronti ad uscire dalla Società della Salute se converrà ai cittadini».

Per le politiche integrate dell'area metropolitana è più che una scossa. Un terremoto. Ma in qualche modo era perfino prevedibile. Susanna Ceccardi si prepara alla “Cascexit”. La sindaca leghista fra qualche settimana saprà se rivoluzionare o meno l'assetto dei servizi sociali offerti ai cascinesi, se continuare ad avvalersi del mutuo soccorso promosso dal consorzio con cui i Comuni dell'area pisana uniscono le forze sugli aiuti agli anziani, ai disabili e sui fondi per l'integrazione oppure far tornare autonoma Cascina.

«Ho commissionato a un pool di esperti uno studio di fattibilità per capire se è più vantaggioso gestire il sociale in proprio oppure farlo in comune. Non ho nessuna preclusione», dice al Tirreno la rossa leghista che sei mesi fa ha espugnato uno dei fortini rossi della Toscana. Cascina è vincolata alla Sds fino a giugno, poi scadrà la convenzione e la prima cittadina del Carroccio potrebbe decidere di non rinnovarla e optare per una sorta di welfare federalista, con politiche sociali fai-da-te. Se ci riuscisse, le ripercussioni non sarebbero solo organizzative. Con l'uscita di Cascina, l'unione dell'Sds (oggi composta anche da Pisa, San Giuliano, Vecchiano, Calci, Fauglia, Crespina Lorenzana, Vicopisano e Orciano Pisano) dovrebbe fare a meno del 14% del suo bilancio attuale, circa 1,8 milioni. Ma soprattutto si incrinerebbe il modello di welfare difeso e immaginato per il territorio dal Pd. È evidente che la "leonessa" della Lega stia giocando una partita politica. Nonostante sia appena stata eletta, sembra quasi a caccia di consenso. Non interno, però. Prova a far vacillare gli schemi dei Dem laddove appaiono più solidi, oliati.

«Prima i cascinesi, poi gli stranieri», è stato finora lo slogan con cui rintuzzare l'apertura di nuovi centri d'accoglienza per i migranti o per rivedere il regolamento sull'assegnazione delle case popolari. «Prima i cascinesi, poi i pisani», è il senso di questa mossa. Una lepenismo e un trumpismo in versione local che però potrebbero allettare anche altri. Cosa succederebbe, infatti, se davvero si scoprisse che a Cascina convengono politiche sociali “protezioniste”?

«Non so proprio come le sia venuto in mente, mi sembra un suicidio politico. Noi versiamo 250mila euro ogni anno e riceviamo servizi per 400mila. E più o meno le proporzioni sono queste anche per gli altri. «Faccia, faccia pure se vuole. Gli studi del Sant'Anna, però, dicono esattamente il contrario. Chi organizza servizi integrati ha performance molto più alte - ribatte stizzita Sandra Capuzzi, assessora al sociale di Pisa e presidente della Sds - Anzi, sapete che vi dico: che a questo punto deve sperare che gli esperti le suggeriscano l'uscita. Perché entro il 31 dicembre Cascina dovrebbe versare all'Sds un milione di euro, e entro giugno i restanti 788mila. Sappia che se non ottempera, cominceremo con i tagli. Perché il suo assessore, Edoardo Ziello, alla prima riunione aveva speso parole completamente diverse sulla Società della salute».

Insomma, l'aria è elettrica. Anche perché l'ipotesi di una “Cascexit” non piace ai Dem. Ma se anche Ceccardi riuscisse ad attuarla, potrebbe rivelarsi un boomerang. Molte risorse destinate al sociale arrivano ai Comuni dalla Regione, che con la riforma della sanità ha da poco "promosso" le Società della Salute virtuose. E potrebbe non essere di manica larga con chi prova a smantellarle.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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