Meteo
Nuovi canoni salati e arretrati da pagare: si rischia il collasso
Operatori del rimessaggio sul piede di guerra
MARINA DI PISA. L'aumento del canoni dei porticcioli d'Arno del 600% deciso con 2 delibere dell'agosto scorso dalla giunta regionale mette a rischio di chiusura 40 aziende che occupano circa 400 persone tra lavoratori diretti e dell'indotto portando al collasso il settore. La problematica è sorta da quando il demanio idrico è passato di competenza dalla Provincia alla Regione che ha sostituito il sistema di calcolo del canone basato sui metri lineari con quello sui metri quadri. Con una simulazione, si può capire l'entità dell'aumento applicato: se nel 2015 un rimessaggio ha pagato circa 4mila euro di canone, con i nuovi criteri adottati dalla Regione nel 2017 si troverà a pagare 26mila euro (incremento del 600%). Oltre a questo, entro il 31 dicembre insieme al canone annuale, gli operatori della Golena sono obbligati a pagare in un'unica rata gli arretrati degli ultimi 5 anni che la Regione considera dovuti e che la Provincia non ha mai riscosso.
Unendo questo fatto alla simulazione precedente, il cantiere preso ad esempio dovrebbe pagare entro la fine dell'anno intorno ai 10mila euro. «La Regione aveva promesso che non ci sarebbero stati aumenti d'imposta nel passaggio di competenze - sostiene il direttore di Confcommercio Federico Pieragnoli nell'incontro organizzato al Circolo Nautico Marina Arnovecchio -. Sono aumenti insostenibili e iniqui. Mi auguro che la Regione, che incontreremo il 20 dicembre, accolga le richieste degli imprenditori. È indispensabile che anche le istituzioni locali facciano sentire il loro sostegno». «Per non chiudere bottega - spiega il vicepresidente dell'associazione Porticcioli di Confcommercio Massimo Bacherotti - chiediamo tariffe equiparabili a quelle pagate alla Provincia; un'imposta regionale identica a quella richiesta agli stabilimenti balneari; la rateizzazione della tassa pregressa; la cancellazione del limite di 3 anni per il contratto di concessione che non consente adeguati piani d'investimento portandolo almeno a dieci anni. E il riconoscimento della navigabilità dell'Arno». Elisabetta Pasquinucci, responsabile sindacale Confcommercio Grosseto, evidenzia che il problema esiste anche in Maremma e che rischia di cancellare tante piccole imprese o di costringerle a ricorrere al credito. Altra questione arenata è quella della regolarizzazione urbanistica delle strutture esistenti e quindi il riconoscimento del "Porto Fluviale". Con 3mila posti barca, la golena d'Arno è il più grosso porto naturale della Toscana.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
