Il Tirreno

Pisa

il caso

“Spia” il suo capo, impiegata sospesa per venti giorni

di Pietro Barghigiani
Rossella Orlandi, direttore generale dell’Agenzia delle Entrate
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Rossella Orlandi, direttore generale dell’Agenzia delle Entrate

«Ero solo curiosa» si è giustificata la dipendente delle Entrate. Il bersaglio degli accessi era il direttore generale Orlandi

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PISA. «Semplice curiosità». Pagata con 20 giorni di sospensione dal servizio e relativa sforbiciata allo stipendio. Nel ruolo di “spia” non autorizzata un’impiegata di 60 anni dell’Agenzia delle Entrate di Pisa, residente in provincia, colpevole di aver utilizzato gli strumenti informatici per curiosare sul suo capo.

Non quello provinciale presente nell’ufficio accanto o quello regionale di stanza a Firenze. No, l’obiettivo era il capo supremo, il direttore generale dell’Agenzia, Rossella Orlandi, 60 anni, di Empoli, diventato l’oggetto degli accertamenti di un’impiegata della sede nella galleria Gerace. Orlandi e altri personaggi, non altrettanto noti, verso i quali la dipendente aveva mostrato un interesse che esulava dai suoi doveri d’ufficio.

Gli 007 del fisco devono fare i segugi. Ma non a casaccio o per soddisfare un voyeurismo oscillante tra l’anagrafico e il patrimoniale. Gli accessi sono quotidiani e con criteri finalizzati a verificare la regolarità delle posizioni tributarie. La 60enne è andata per conto suo. La solitudine dell’impiegato davanti al terminale è stata la condizione ideale per dare sfogo alle sue curiosità da impicciona. Da quello che è emerso nel corso dell’audit interno, la dipendente non avrebbe messo sotto la lente il patrimonio della Orlandi. Le sue intrusioni immotivate si sarebbero limitate alla situazione anagrafica del direttore generale e delle altre persone entrate nel personale elenco dei soggetti da “censire” da parte della 60enne.

Dopo essere stata scoperta, l’impiegata era già stata messa in condizione di non smanettare sui pc con la revoca delle autorizzazioni per accedere alle banche dati fiscali.

Nel frattempo è arrivata la sanzione disciplinare della sospensione che per 20 giorni la lascia a casa senza stipendio.

Curiosa, ma anche sprovveduta. Ogni accesso è tracciato. E quando dai piani alti i controllori interni hanno visto che tra i nomi su cui erano state chieste informazioni c’era anche quella della dottoressa Orlandi, l’alert è scattato all’istante e in un attimo si è arrivati all’identità dell’impiegata ficcanaso.

Quando è stata chiamata a rispondere di quegli accertamenti si è giustificata dicendo che era solo per curiosità. La stessa molla che una decina di anni fa le era valso un avviso di garanzia nell’inchiesta della Procura di Milano, con tanto di perquisizioni domiciliari e in ufficio, con l’accusa di accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico. La sua posizione venne poi archiviata In quell’occasione aveva interrogato l’anagrafe tributaria per conoscere le ricchezze di Romano Prodi e della moglie Flavia Franzoni. Furono centinaia gli impiegati dell’Agenzia delle Entrate in quel periodo a interessarsi del patrimonio dell’allora premier. E anche per quelle visure disse che era mossa solo da curiosità. La stessa che l’ha portata a tradirsi di nuovo. Ma senza la contestazione dell’aggravante della recidiva che per l’Agenzia delle Entrate scatta solo se gli episodi avvengono nell’arco di un biennio. Dopo Prodi e consorte ora si occupava del privato del suo capo. E per 20 giorni resterà a casa, lontana dalle tentazioni e dai segreti svelati dal computer.

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