Il Tirreno

Pisa

Poste, apriva le raccomandate e gettava le buste: condannata

di Pietro Barghigiani
Poste, apriva le raccomandate e gettava le buste: condannata

Pena di 2 anni e mezzo a una stagionale del Centro meccanografico postale Sei mesi alla mamma accusata di ricettazione: in casa aveva un portafogli rubato. Fu un dipendente a scoprire l’anomalia nel momento in cui stava gettando un fazzoletto di carta nel bidone della spazzatura.

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PISA. Quando la convocarono per chiederle conto di quelle buste aperte e gettate nei rifiuti la prima reazione fu quella di negare. Non ci volle, però, molto ai responsabili del servizio postale a farla “crollare”. Lei stessa ammise la sua responsabilità e, prima ancora di essere sottoposta a un procedimento disciplinare, si dimise.

L’addio al posto di lavoro non ha, però, interrotto le conseguenze giudiziarie innescate da quei comportamenti. Era il dicembre 2011 e l’episodio avvenuto al Centro meccanografico postale di Pisa per Sheila Carlino, 35 anni, pisana, si sono tradotti in una condanna a 2 anni e 6 mesi per violazione, sottrazione e soppressione di corrispondenza e tentato peculato.

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Nel processo è finita anche la mamma, Luciana Irdini, 60 anni, alla quale la seconda sezione (presidente Salutini, a latere D’Auria e Giovannelli) ha inflitto una condanna a 6 mesi per ricettazione. In occasione di una perquisizione in casa per le indagini a carico della figlia, gli investigatori trovarono un portafogli che era stato rubato qualche giorno prima. Di qui l’accusa di ricettazione. Entrambe erano difese dall’avvocato Sara Baldini, pubblico ministero Sisto Restuccia.

Le testimonianze in aula del personale del Cmp di Pisa hanno fornito il contesto in cui avvenivano le aperture delle buste. Carlino, assunta per tre mesi, lavorava di notte allo smistamento della corrispondenza. Doveva occuparsi delle raccomandate. «Quando la convocai per avere spiegazioni ebbi l’impressione di avere davanti una persona in stato confusionale – ha ricordato un dirigente del Cmp –. Prima ancora di iniziare il procedimento disciplinare è stata lei a dimettersi».

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Il processo non ha chiarito se l’apertura delle buste fosse finalizzata a rubare gli oggetti spediti con raccomandata. Di sicuro le buste venivano aperte. Fu un dipendente a scoprire l’anomalia nel momento in cui stava gettando un fazzoletto di carta nel bidone della spazzatura. Vide quelle buste e avvertì i suoi superiori. Di lì iniziarono quei riscontri utili a concentrare sulla Carlino i principali sospetti sulle irregolarità sfociate poi nella corrispondenza violata. Messa alle strette, l’imputata non cercò difese che si sarebbero scontrate con un’evidenza solare dei fatti.

 

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