Il presidio
Usura, stop a sentenza e confisca
Processo Giusti: la Cassazione annulla con rinvio le condanne per ridefinire pena e sequestro dei beni
SAN GIULIANO TERME. Annullamento di condanna e confisca con rinvio davanti a una nuova sezione della Corte d’Appello per Antonio Giusti, 76 anni, di Pontasserchio.
Lo ha deciso la Cassazione accogliendo il ricorso dell’imprenditore che nel giugno 2013 (pm Giovanni Porpora, ndr) fu condannato a 5 anni per estorsione e usura con confisca di 3 milioni di euro e di una trentina di immobili.
Nell’ottobre 2014 i giudici di secondo grado riformarono la sentenza portandola a 3 anni e mezzo e disponendo il dissequestro di una decina di immobili per circa 2,5 milioni di euro.
Ora la pronuncia della Suprema Corte che ha annullato con rinvio la confisca milionaria e assolto Giusti dal capo di imputazione di estorsione confermando le contestazioni per le ipotesi di usura.
Spetterà, dunque, a una nuova sezione della Corte d’Appello di Firenze non solo valutare la confisca di parte del patrimonio dell’imprenditore, ma anche ridefinire l’entità della pena.
In primo grado Giusti era difeso dall’avvocato Arnaldo Massei, il cui incarico, dopo la sua morte, è stato preso dal collega Francesco Marenghi.
La storia giudiziaria dell’imprenditore, originario di Fabbriche di Vallico in Garfagnana, parte dal 2010 con l’arresto eseguito dalla Guardia di finanza.
A denunciarlo furono alcuni piccoli imprenditori della zona che non erano più in grado di pagare i debiti contratti con il commerciante, soprattutto nell'edilizia.
Aspetto dimesso, quinta elementare, un passato di taglialegna, carbonaio, titolare di un alimentari, il commerciante, titolare della "Giusti Antonio Group Srl" specializzata in arredamenti, elettrodomestici, cucine componibili, materassi e reti, ai giudici disse di aver accumulato una fortuna perché «non spendo nulla.
Antonio Giusti, titolare della "Giusti Antonio Group Srl" specializzata in arredamenti, elettrodomestici, cucine componibili, materassi e reti, è quello che si dice un imprenditore che si è fatto da sé. La sua floridità finanziaria inizia con l'acquisto in serie di immobili alle aste giudiziarie. Mattone a saldo per chi ha liquidità da mettere sul tavolo.
Quando la Finanza lo arrestò gli furono sequestrati un'ottantina di immobili tra Pisa, Ponsacco, San Giuliano Terme, Cascina, Vecchiano e un albergo all'Isola d'Elba.
Tra conti correnti e patrimonio in mattoni gli investigatori stimano in almeno 50 milioni di euro i suoi averi. Per i suoi commercialisti era di almeno la metà.
La Cassazione, nel rimbalzo di sentenze tra ricorsi e verdetti, rimanda adesso alla Corte d’Appello la riformulazione della pena per Giusti e la valutazione dell’importo della confisca.
Pietro Barghigiani
Roberta Galli
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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