Il presidio
«La città non ha più una visione del suo futuro»
Federigo Federighi dopo quattro anni di presidenza all’Unione Industriale: una realtà da ripensare
PISA. «Non si capisce quale potrà essere il futuro di Pisa», dice Federigo Federighi, presidente di Farmigea, seduto nella sala riunioni della sua azienda ad Ospedaletto. Da metà novembre non è più alla guida dell’Unione Industriale Pisana: esaurito il suo quadriennio, ha lasciato oneri ed onori a Patrizia Pacini, figlia di Pierfrancesco, presidente di Confindustria Toscana. Federighi intreccia il mondo dell’economia e quello della politica, dal doppio osservatorio che ha avuto finora a disposizione. I messaggi ai naviganti sono molteplici. Al suo fianco il fratello Mario, amministratore delegato dell’azienda. Segue con attenzione la chiacchierata, concorda, interviene.
Federighi, un bilancio della sua presidenza all’Unione Industriale Pisana…
«Bellissima esperienza, estremamente interessante. Certo che se fosse capitata in un periodo di boom economico sarebbe stata meno faticosa. Al contrario abbiamo dovuto affrontare una serie di crisi senza sosta, dalla Smith alla Colombo. Importante aver trovare all’Unione Industriale una struttura efficiente a cui va il mio ringraziamento».
Quattro anni di battaglie, negoziati, sfide vinte e perse…
«Una delle cose che mi ha dato più soddisfazione è aver aperto sin da subito un tavolo con i sindacati: prima di far scoppiare tensioni oltre misura, si è cercato di risolvere le vertenze affrontandone i contenuti. I sindacati hanno risposto bene. Una modalità che ha dato risultati, almeno nei casi in cui è stato possibile».
Come descriverebbe la situazione attuale dell’economia?
«Qualche piccolissimo segnale di ripresa c’è. Molto fragile, molto debole. Spiragli tutti confinati in alcuni settori, che andrebbero più curati. Storicamente è sempre stata l’edilizia il comparto trainante, lì però non si vede niente. E questo è un problema».
Ora quale potrebbe essere il traino giusto?
«Sarebbero gli investimenti pubblici. Ma ora il sistema Paese non lo permette. Devo dire che almeno dalle nostre parti la costruzione del People Mover, la navetta stazione-aeroporto, ha dato ossigeno a tante aziende locali. Eppure di infrastrutture ne avremmo davvero bisogno in questa provincia».
A cosa si riferisce in particolare?
«Abbiamo un collegamento ferroviario con Firenze che fa pena. Come Unione Industriale abbiamo presentato uno studio in cui avanziamo alcune proposte e soluzioni. Le infrastrutture potrebbero portare vantaggi al turismo».
Dove vede le imprese maggiormente penalizzate?
«Si dice: il nostro Paese deve attrarre investimenti esteri. Credo però non ci si renda conto di quanto qui un imprenditore debba scontrarsi con una giustizia che ha tempi biblici, ad esempio in caso di contenzioso con un fornitore. E’ lo Stato nel suo insieme, e il parastato, che comportano certe lungaggini. Come per avere permessi e autorizzazioni. Quando ho incontrato politici, ho chiesto solo un investimento a costo zero: riducete la burocrazia». Interviene Mario Federighi: «Ci chiedono di competere a livello internazionale, ma i costi per le nostre imprese sono più alte che in altri Paesi. Senza parlare dei livelli di tassazione».
Qual è la sua idea di Pisa?
«Pisa deve capire dove vuole andare. Siamo passati da un periodo caratterizzato dall’impostazione di ottimi progetti (amministrazioni Fontanelli) ad un in cui non è chiaro quale sarà il futuro. Qui non si vede una visione di prospettiva».
Lei cosa propone?
«Il territorio ha grandi potenzialità inespresse, ma ha anzitutto bisogno di fare sistema. Ciascuna categoria economica si muove per contro proprio, non c’è un momento di sintesi. Ci sono “isole” come Piazza dei Miracoli e Palazzo Blu. Lucca, al contrario, fa sistema e si vede. Pisa è diventata una città dormitorio per studenti e capitale del turismo mordi e fuggi».
«I due biglietti da visita della città sono la zona della stazione e il parcheggio dei turisti che vanno al Duomo, ce ne rendiamo conto?», aggiunge Mario Federighi.
In conclusione, vuole dare un consiglio a Patrizia Pacini?
«Patrizia ha bisogno di pochi consigli, è una in gamba, già con esperienze alla guida dei giovani industriali. Più che un consiglio, le rivolgo un augurio: che si consolidino i segnali di ripresa».©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
