Corruzione, patteggia ex primario del Lotti
L’accusa: prescrizioni in cambio di favori. Stessa scelta e pena di un anno e 4 mesi per altri due imputati
PISA. Tre patteggiamenti per corruzione mettono il sigillo su un “patto” non scritto tra chi produceva farmaci e chi li prescriveva ai pazienti, bimbi in particolare. Un primario, pediatra in pensione dal gennaio 2015, e due collaboratori dell’epoca della “Innovative Pharma” (sede nel Savonese e fabbrica a Fauglia) hanno chiuso la loro posizione con un patteggiamento a un anno e 4 mesi.
Si tratta di Amerigo Celandroni, 67 anni, di Calci, ex primario al Lotti di Pontedera; Maico Polzella, 46 anni, di Fauglia, ora attivo nel settore del benessere; Leonardo Sassetti, 58 anni, di Santa Maria a Monte.
Davanti al gip Giuseppe Laghezza (pm Giovanni Porpora) i tre - assistiti dagli avvocati Giovanni Frullano e Giovanni Capria – hanno definito un processo che a Pisa era finito come stralcio per competenza territoriale di un filone più ampio trattato a Savona.
La storia risale al 2012 e, secondo l’accusa, lungo l'asse Savona-Pisa si era sviluppato un giro di medici compiacenti che, dietro il pagamento di benefit di vario genere, prescrivevano i prodotti della "Innovative Pharma". I due soci titolari dell’azienda avevano già chiuso i conti con un patteggiamento e una condanna in abbreviato per corruzione.
Secondo la Procura i due soci avrebbero organizzato in maniera sistematica una serie di favori a medici per favorire e invitare la prescrizione dei tipi di parafarmaci prodotti dalla loro azienda. Le utilità erano anche rappresentate da una serie di benefit per agevolare le prescrizioni. Buoni carburante e cene pagate e soggiorni in hotel sarebbero stati gli omaggi più gettonati per convincere i medici a “consiglieri” i loro prodotti. Tutti farmaci cosiddetti bianchi o parafarmaci, quindi vendibili liberamente.
Celandroni ha sempre negato di aver ottenuto favori in cambio della prescrizione della Innovative Pharma. «Ho prescritto i farmaci ma solo perché erano necessari ai bambini» è sempre stata la difesa del pediatra che spiegò i contatti telefonici con l'azienda solo perché il figlio in quel periodo lavorava per loro come informatore scientifico, ma non nelle zone di Pisa o di Pontedera ma in altre città della Toscana. Quelle chiamate, secondo Celandroni, erano dovute a un contenzioso economico per sollecitare i pagamenti al figlio. (p.b.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
