Il Tirreno

Pisa

L’anno accademico parte grazie a Doro robot del Sant’Anna

di Carlo Venturini
L’anno accademico parte grazie a Doro robot del Sant’Anna

È anche il trentennale della Scuola: «Guardiamo avanti ma siamo stati il motore del cambiamento della città»

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PISA. Doro ha inaugurato l'anno accademico della Scuola Superiore Sant'Anna. Un robot, Doro è un robot (Domestic Robot) e non è il coup de theatre cercato a tutti i costi per qualche luce della ribalta in più. In realtà, la robotica è il fiore all'occhiello della Scuola Sant'Anna con il professor Paolo Dario che fu negli anni '90 un pioniere della quotidianità robotica. Doro calca il palcoscenico del teatro Verdi pieno di 600 invitati come fosse la prima dell'Aida. Ed è Yves Mèny, il presidente della Scuola, a dare il "la" sul leggio della giornata celebrativa dei 30 anni della Scuola dopo l'inno di Mameli eseguito (rarità) dalla fanfara dei carabinieri della Scuola Marescialli di Firenze. «Guardiamo al passato con nostalgia e rimpianto perché per natura, noi cancelliamo i brutti momenti alle nostre spalle per tenere solo quelli buoni- dice Mèny -. Il presente preoccupa, il futuro fa paura. Ricordo però che nel 1987, quando nacque la Scuola, il clima non era facile tra stragi di mafia e del terrore brigatista. Circolavano nomi come Gelli e Marcinkus. C'era Reagan e il suo neo liberismo, moriva il mondo vecchio sulle guerre e conflitti in Ungheria e Romania, eppure, la Scuola vedeva orizzonti di progresso quasi inarrestabile. Ricordo che i primi laboratori di ricerca della Scuola erano ospitati da Università e Cnr per cui dovevamo raccoglierli a noi e strutturarci sulla falsariga della Scuola Normale. Tutto ciò avvenne con costanza e caparbietà, ed oggi non abbiamo il diritto di fallire».

La parola passa al rettore Pierdomenico Perata che entra in medias res dicendo: «Se non fosse per la burocrazia, il parco scientifico di San Giuliano Terme sarebbe già operativo». Nel parterre ci sono le massime autorità cittadine, Cristina Grieco, assessora della Regione Toscana, e Giuliano Amato, da sempre a fianco della Scuola e dell'associazione ex allievi. «Le università italiane hanno due problemi: i finanziamenti e la burocrazia. Mentre noi avevamo ed abbiamo i finanziamenti necessari per le nostre attività di ricerca, la burocrazia ci soffoca e nonostante ciò siamo tra le prime dieci università al mondo con meno di 50 anni di vita. Mi domando dove saremmo potuti arrivare se non fossimo stati in Italia».

Perata stigmatizza il fatto che «se la Scuola ha cambiato cinque rettori in 30 anni, al Governo si sono succeduti ben 17 ministri, quasi uno ogni due anni». Ed è il turno degli ex rettori. Francesco Busnelli ricorda «fu fodamentale il 1986, l'anno prima dell'atto costitutivo della Scuola, quando decidemmo di trasformare i vecchi collegi satelliti dell'Università per metterli in una scuola che ricalcasse il modello della Normale ma nelle scienze applicate». Per Paolo Lancillotti, la Scuola è nata ed è una vera research university sulla falsariga della migliore tradizione anglosassone. Riccardo Varaldo aggiunge: «Il mio scopo principale è stato quello di prendere spunto dalla Normale ma poi distinguersi e non esserne un doppione facendo leva sulle scienze applicate». Maria Chiara Carrozza, rettore immediatamente precedente a Perata: «Nei miei sei anni di mandato, ho voluto rinsaldare il legame stretto con gli allievi ed i ricercatori, procedere alla riorganizzazione dei centri di ricerca e risalire il ranking delle classifiche internazionali delle migliori università al mondo».

Per il sindaco, Marco Filippeschi, «il Sant'Anna è stato anche un motore di cambiamento di Pisa e della Toscana e i risultati dimostrati, ai primi posti nel mondo, sono dovuti alla selezione rigorosa fatta per meriti e la scuola è metafora di un'Italia nuova, quella che vorremmo, che valorizza i talenti e accetta la sfida del confronto internazionale».

Spazio anche agli allievi della scuola: Alessandro Di Giovanni, già diplomato in pianoforte e ora al quinto anno di ingegneria, ha eseguito un pezzo di Chopin.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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