Il presidio
NON È SOLO UN PASSAGGIO DI PROPRIETÀ
di ANTONIO SCUGLIA La gioia per la nascita del nuovo Pisa - perché tale è questo passaggio di proprietà: ormai cominciavamo a temere che il nuovo padrone sarebbe stato il vincitore dell’asta...
di ANTONIO SCUGLIA
La gioia per la nascita del nuovo Pisa - perché tale è questo passaggio di proprietà: ormai cominciavamo a temere che il nuovo padrone sarebbe stato il vincitore dell’asta fallimentare, diciamocelo pure - comincia a concretizzarsi. Giuseppe Corrado ieri se ne è andato dopo aver parlato con la squadra, non di filosofia astratta ma di fatti perché ci sono gli stipendi da pagare. E poi ha lasciato lavorare Gattuso e i suoi: stasera c’è una partita importante, non era importante regalarsi una passerella pubblica e prendersi la scena ma rinfrancare Mannini e compagni, che stasera saranno protagonisti senza che la presenza del nuovo patron in tribuna risulti in alcun modo invadente.
La gioia, dicevamo, si concretizza. Abbiamo passato troppi mesi di ansie, preoccupazioni, arrabbiature e delusioni cocenti per realizzare subito che l’incubo era finito.
Ora il Pisa riparte da zero, e la sua gente deve aiutarlo a dimenticare le difficoltà e le amarezze. Con una rosa da completare, con molti cocci da aggiustare, sì. Ma anche con tanti avversari che masticano già amaro perché speravano che un posto per la retrocessione fosse già prenotato indipendentemente dalle qualità tecniche della squadra.
Ora giochiamo alla pari con tutti, senza remore, senza il pensiero di tutte le tranquillità quotidiane che gli avversari danno per scontate e per noi erano una lotta continua.
Ora sappiamo che dovremo sudare - chi è sugli spalti così come chi è in campo - perché nessuno regala qualcosa, ma dovranno sudare allo stesso modo gli avversari del Pisa. Perché si troveranno davanti, settimana dopo settimana, una squadra e una città che hanno visto il baratro ma sono riusciti ad aggrapparsi ad ogni roccia, ad ogni radice per non esservi trascinati, e ora sono pronti a lottare con tutte le loro forze. Per raggiungere la salvezza? Per ambire a qualcosa di più? Lo vedremo. Lo stabilirà il terreno di gioco, che finalmente diventa l’unico posto in cui confrontarci con gli avversari dopo tante, troppe settimane in cui camminavamo su un campo minato.
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