Il Tirreno

Pisa

Mazzeo-Fontanelli: «È la resa dei conti»

di Mario Neri
Mazzeo-Fontanelli: «È la resa dei conti»

Il colonnello Dem: «Chi ama Pisa non tradisca». Il deputato: «Una forzatura Viale alla guida del Pd». Lui: «Pronto a lasciare»

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PISA. No, Paolo Fontanelli non è abituato a chiedere la testa di nessuno. Non lo farà neanche ora che il No ha ridato vigore alla sua figura in città, ora che il leader della Sinistra Dem pisana sembra tornato sulla rampa di lancio per le amministrative 2018. «Le cose si risolvono con il dialogo e il confronto».

Può sembrare retorica di partito, in realtà è quasi un messaggio ai naviganti, ai puri del renzismo che si scoprono fratelli coltelli e a chi della generazione Leopolda, pur non essendone consanguineo, ha seguito la scia fortunata. Da lì deve ripartire il Pd cittadino. Difficile possa evitare dunque di passare da un voto di fiducia su Giovanni Viale. «Finora un confronto non c'è stato - specifica il deputato, ex sindaco e nume tutelare del partito - ne è stata una dimostrazione la scelta di Viale alla guida della segreteria comunale, una forzatura. Nonostante noi non l'avessimo votato, si è scelto di andare avanti. E il problema rimane tuttora, ma spetta alla maggioranza fare passi in questo senso». Il messaggio sembra chiaro. Tanto che Viale non si tira indietro: «Lo avevo detto a anche a luglio: se il problema sono io non c'è il problema, lascio anche domani. Ma non capisco come un voto sul referendum possa riflettersi sulla politica cittadina. Piuttosto pensiamo a elaborare un progetto condiviso per il 2018». Lui, l'ex Dc che anni fa fu scelto come assessore proprio da Fontanelli, convocherà l'assemblea dei Dem pisani la prossima settimana, e all'ordine del giorno ci sarà anche la discussione sul voto. E lì potrebbe anche decidere di rassegnare le dimissioni. «Si va verso una resa dei conti», confessa un membro della segreteria. Insomma, se Fontanelli lo ripudia è segno che siamo alla Guerra dei Renzis.

Una leadership evanescente, immobilismo progettuale, scollamento dalla base e dai problemi reali di un territorio che i dati avvicinano alla linea di faglia, all'area terremotata dalla crisi in Toscana che ha gridato la sua insofferenza al renzismo con il No sulla costa. È questo che Fontanelli e parte dei renziani della prima ora sembrano rimproverare alla classe dirigente cittadina, da cui pretenderanno nuovi equilibri. Stop allo strapotere di Antonio Mazzeo, ad esempio. Anche se nessuno dei due potrà fare a meno del placet dell’altro per la scelta del candidato sindaco. «Il partito sembra ormai un comitato elettorale - continua Fontanelli - non è più legato al territorio. Dentro quel No ci sono pezzi importanti di sinistra e centrosinistra che avevano già espresso una sofferenza alle amministrative e alla regionali. Scelte economiche di Renzi, diseguaglianze crescenti, giovani privi di prospettive. Non intercettare questo malessere è un rischio». Lo spettro, dice chiaramente «è Cascina». Perché «lì abbiamo lasciato 3mila voti sul campo, metà ingoiati dal non voto, l'altra metà assorbiti dai 5 Stelle». Grillo potrebbe fare «da acchiappatutto anche a Pisa», dice Fontanelli uscendo dalla Feltrinelli. Ha appena comprato un regalo ad un amico, L’anno della lepre di Arto Paasilinna, perla dell’esistenzialismo green finlandese, romanzo «pieno di umorismo e ironia», storia di un quarantenne che si ritrova schiacciato dal grigiore a cui si è costretto a furia di rinunciare ai sogni e così si lascia catturare dal richiamo della natura che segue fino a vivere un’avventura di libertà, a scoprire che la vita può essere reinventata, rinnovata. Allegoria di una palingenesi fontanelliana? Candidatura implicita? Certo, il Pd sembra dover ripartire dalle periferie, geografiche e sociali. Se nel centro storico il Sì, seppur perdente, sembra aver tenuto (ma vanno sotto anche i quartieri di Filippeschi e la Porta a Lucca di Viale, Nicola Landucci e Ranieri Del Torto), è nei quartieri popolari che la riforma e il renzismo hanno subito le bocciature più forti: Cep, Sant'Ermete, Putignano, Calambrone, I Passi sono le roccaforti del No. L'attacco a Viale, è evidente, rimbalza direttamente su Mazzeo.

E il turborenziano rispedisce al mittente le accuse: «Chi ama Pisa non l'abbandoni come ha fatto con la riforma costituzionale», dice il numero due dei Dem in Toscana e il riferimento non è per nulla casuale. Poi ricorda che «il Sì ha raccolto quasi 2mila voti in più rispetto a quelli ottenuti nel 2013 dalla coalizione a sostegno di Marco Filippeschi e gli stessi voti rispetto alle politiche», eppure «ieri una parte del nostro partito, dopo aver sostenuto la riforma in Parlamento, ha deciso di contraddire se stessa per motivi squisitamente politici. La speranza è che non lo faccia alle prossime amministrative». Serafico, quasi iperuranico e naif il segretario provinciale Alessio Lari, per cui le urne, nonostante il clima da guerriglia nel partito, hanno evidenziato «qualche elemento di stanchezza e divergenza».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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