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Pisa

Usano una scala per rubare al 3° piano

Usano una scala per rubare al 3° piano

La rabbia di un imprenditore al quale hanno svaligiato casa «Nel bar di famiglia abbiamo subito 17 furti in vent’anni»

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CALCI. «In venti anni di attività ho subito 17». L'ultimo colpo in casa, innesca la rabbia di un noto imprenditore. Succede sul lungomonte pisano, epicentro la Vallegraziosa dove si registra un altro furto in una civile abitazione. Stavolta è stata presa di mira la zona della Certosa versante la frazione di Rezzano. L'altra notte, in assenza dei proprietari, l'assalto ad un edificio immerso nel verde degli oliveti e delle vigne di rara bellezza paesaggistica. «Non è possibile andare avanti così!», sbotta Angelo Del Carlo, operatore ben conosciuto e stimato a livello toscano nel settore gastronomico, in particolare nel catering. «Adesso - dice Del Carlo - hanno violato il mio appartamento in via Napoli ritenuto sicuro anche perché ben protetto nel sistema di difesa. Nulla da fare. Hanno dato la scalata addirittura lungo tre piani per fare alla fine irruzione all'interno dove hanno razziato di tutto, privilegiando quelli che erano oggetti di valore. Cito il mio orologio di grande marca, che conservavo con somma cura e mettevo nelle occasioni importanti preferendo, nella quotidianità, indossarne altri di minore pregio. Ha preso il volo anche l'orologio d'oro, particolare, di mia moglie. Nel bottino dei soliti ignoti pure una collana molto cara sul piano affettivo. Menomale che parte del patrimonio l'avevo trasferito a Vicopisano».

Ciò che suscita stupore è la dinamica del furto, così come la descrive Del Carlo. «Hanno preparato l'assalto non trascurando i minimi dettagli. Sul terrazzo del primo piano hanno sistemato una scala posizionata lungo il muro esterno per forzare gli infissi della mansarda al terzo piano. Spaccata la persiana, la finestra, infranti i vetri. Da non credere».

Ma la rivelazione più sensazionale l'imprenditore la fornisce parlando di uno dei suoi esercizi commerciali. «Il bar della Gabella, che fa anche trattoria ed è rivendita di giornali, intestato a mio figlio Michele, nell'arco di 2 decenni ha subito qualcosa come diciassette furti, si lo ripeto: diciassette furti. Credo che un record tanto negativo non trovi riscontro da nessuna parte. Sono esasperato. Ho presentato denuncia ai carabinieri anche in questa occasione. Ma soprattutto come formalità perché ormai è venuta meno la fiducia. Sto pensando a qualcosa di eclatante per difendermi dalla criminalità. Intanto si deve sapere, e lo affermo forte, da ora in avanti sono pronto a difendermi in ongi modo». Pierluigi Ara

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