Il presidio
Bambina morta a scuola, le maestre: "Per quell'insegnante era come una figlia"
Pisa: i genitori della piccola erano abituati agli interventi di emergenza. L’Asl sui tempi dei soccorsi: «Due ambulanze in 8 e 9 minuti»
PISA. L’avevano salvata più volte. Sapevano i genitori della piccola deceduta per soffocamento alla scuola d’infanzia “Agazzi” ai Passi che la bimba si metteva in bocca qualunque cosa le capitasse a tiro. E spesso, attenti alle mosse della bambina, mamma e papà erano intervenuti in tempo per evitare quello che poco prima di mezzogiorno di venerdì è accaduto. Un controllo continuo, una simbiosi tra genitori e figlia (colpita da disabilità, per questo ne omettiamo il nome) per impedire che un gesto quasi meccanico si traducesse nella disperazione di un lutto.
L’autopsia. È durata dalle 10,30 alle 14,30 l’autopsia disposta dal sostituto procuratore Giancarlo Dominijanni. Quello che tecnicamente viene definito il corpo estraneo che ha provocato il soffocamento è un pezzetto di spugna a forma di patata. La sostanza del materiale non ha aiutato i soccorritori. L’occlusione delle vie respiratorie si è rivelata fatale nonostante le operazioni per estrarre l’oggetto dalla gola. Ci vorranno settimane - l’anatomopatologo Vincenzo Nardini si è preso 60 giorni - per indicare il lasso di tempo trascorso tra l’ingestione della spugna e il decesso. I minuti di una sequenza che lascia sgomenti. All’autopsia hanno partecipato anche il professor Ranieri Domenici, nominato dai genitori della bimba e il professor Alessando Bassi Luciani per l’insegnante indagata, difesa dall’avvocato Carlo Porcaro D’Ambrosio. La famiglia si è affidata all’avvocato Salvatore Salidu.
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L’inchiesta. L’insegnante di sostegno, 39 anni, della cooperativa Arnera di Pontedera, è intervenuta subito dopo essersi accorta che la sua alunna aveva in bocca qualcosa che la stava facendo stare male. Ha provato a togliere la spugna con manovre specifiche e anche ricorrendo a uno strumento. L’aula è sotto sequestro. Una cristallizzazione della scena in cui si è consumata la tragedia a pochi metri dagli altri bimbi. L’Asl ha messo a disposizione una psicologa per genitori e piccini. Magistrato e personale della squadra mobile hanno sentito fino al tardo pomeriggio di venerdì almeno una dozzina di persone presenti nel plesso al momento dell’incidente. Insegnanti, responsabili della coop Arnera e inservienti della mensa i cui racconti hanno messo a fuoco il contesto della classe al piano terra della scuola d’infanzia. Che i soccorsi siano scattati subito è un aspetto accertato. Cosa sia successo prima, però, è una pagina ancora tutta da scrivere. Perché una bimba con quella compulsività aveva a portata di mano una spugna? L’insegnante che si volta per un attimo è negligente o si può invocare il destino per una disgrazia senza responsabilità?
Insegnante a riposo. L’insegnante da tre anni si prendeva cura della bimba e le colleghe hanno raccontato agli investigatori che le voleva bene come a una figlia. Lei, l’indagata, non è stata sentita. Potrà chiedere di essere ascoltata o rispondere alle domande degli inquirenti nei prossimi giorni. È una sua facoltà anche restare in silenzio. Per qualche giorno non sarà al lavoro. Vuole staccare per un po’. «C’era un grande affetto verso la bimba» hanno ribadito le colleghe alla polizia. Un rapporto che ha amplificato lo strazio per quello che è accaduto. Se è stata una disgrazia o una negligenza lo stabiliranno le indagini che al momento sono alle prime fasi.
Riscontri sui requisiti. Un altro aspetto che verrà valutato è quello dei titoli e della formazione dell’insegnante. Asl, Comune e cooperativa gli investigatori vogliono accertarsi se la persona a cui viene affidata una bimba disabile non solo è in possesso dei requisiti per accudirla. Il punto da verificare è se è anche in grado, con conoscenze pratiche e certificate, di intervenire come primo intervento di soccorso in caso di malori o emergenze simili a quella di venerdì mattina.
Iniziativa annullata. Oggi l’associazione che si occupa di disabilità, “Eppur si muove”, tra i cui promotori compare la mamma della piccina, ha annullato una festa alla quale avrebbero partecipato anche tanti bimbi della Agazzi. È il tempo del dolore per chi non c’è più e per chi vive con la morte nel cuore.
I tempi dei soccorsi. Da venerdì mattina, e con l’effetto moltiplicatore del racconto di bocca in bocca, si era diffusa la voce che le ambulanze inviate dal 118 avessero ritardato a causa della chiusura del passaggio a livello ai Passi in via XXIV Maggio. L’azienda sanitaria ha verificato la tempistica tra chiamata dalla scuola e arrivo sull’obiettivo: 8 minuti per la prima ambulanza della Misericordia e 9 minuti per la seconda con il medico a bordo. E, nel frattempo, l’operatore della centrale operativa dava istruzioni su come procedere. «Nessun ritardo, l’intervento è stato garantito ampiamente al di sotto del limite previsto» spiegano dall’Asl.
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