Il Tirreno

Pisa

«Roberta potrebbe essere in Sicilia»

La tesi all’origine dell’allontanamento volontario dell’imprenditrice di Gello

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PISA. «Gozi? Non credibile. Roberta è stata uccisa? Diteci come e dove si trova il corpo. Gli altri testimoni? Non affidabili».

Per oltre tre ore (15-18,15) gli avvocati Roberto Cavani e Saverio Sergiampietri hanno ribattuto agli affondi della Procura cercando di dimostrare al giudice Iadaresta perché Antonio Logli deve essere assolto.

«Roberta in Sicilia». Su dove possa trovarsi Roberta la difesa dà una spiegazione presa dal verbale di una zia della scomparsa, nel frattempo deceduta, alla quale l’imprenditrice di Gello aveva confidato, sentendosi stanca, di volersi allontanare per un po’: «È in un luogo al caldo, forse in Sicilia. Potrebbe aver bisogno di aiuto. Quando se ne è andata ha messo i soldi in alcuni sacchi neri». Il fulcro dell’accusa è la testimonianza di Loris Gozi, secondo il quale all’ora in cui Antonio ha sempre detto di essere stato a letto, lui lo avrebbe visto in via Gigli, da solo e poi discutere animatamente con una donna.

Le incongruenze di Gozi. Orari e modello di auto sbagliati. Dichiarazioni rese davanti a carabinieri e magistrato che vengono corrette in sede di incidente probatorio davanti al gip.

Le contestazioni. Gozi sosteneva di aver visto Logli in auto a mezzanotte e mezzo in via Gigli. Mentre Antonio aveva sempre detto di essere andato a letto a mezzanotte (anche se alle 00,17 telefona a Sara) e di essersi svegliato alle 6,45 senza Roberta nel letto. E dopo una ventina di minuti di averlo visto anche litigare una donna («sono sicuro all'80 per cento») prima di farla salire in auto a forza.

Due versioni sugli orari. In quell'occasione Gozi verbalizzò la seguente dichiarazione: «Nella notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012 credo fossero intorno le una e 15 circa, a bordo della mia Fiat Punto rientravo con mia moglie presso la mia abitazione». Contestazione di Cavani all’epoca dell’incidente probatorio: «Poco fa alla specifica domanda del pubblico ministero lei ha detto che era mezzanotte e mezzo quando è andato a prendere la moglie e circa 10 minuti ha fatto rientro perché la distanza era breve». E ancora rivolto a Gozi: «Quindi conferma che lei ha dichiarato ai carabinieri di essere passato (in via Gigli, ndr) intorno all'una, una e 10?". Gozi: «No, io sono passato di lì... avrò sbagliato, avranno sbagliato i carabinieri come per dire...».

L'auto diversa. Il teste aveva detto di aver visto Logli alle 00,30 sulla sua Ford Escort Station Wagon in via Gigli rivolto verso il passaggio a livello. Poi di averlo visto intorno alle una su una Citroën C3 in attesa di una donna arrivata dai campi con cui ha iniziato a litigare con lei che chiedeva aiuto. L'avvocato ha rimarcato le versioni difformi. «Contesto queste dichiarazioni. Gozi disse ai carabinieri e poi al pm di aver visto la prima volta un uomo alla guida di una Citroën». Nell'ultima versione, invece, il primo presunto incontro è quello su una Ford Escort. Così Gozi spiega il motivo del cambio di dichiarazioni: «Non me la sentivo di accusare il signore (Logli, ndr). Io con le forze dell'ordine non ho mai avuto un gran rapporto. Però ormai è venuta fuori e bisogna dire la verità. Mi assumo la mia responsabilità di quel giorno che ho sbagliato con il dottore (il pm, ndr) perché non ho detto la verità».(p.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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