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Pisa

Anche un “giallo” dopo l’esondazione: bacilli di peste smarriti

di ANDREA LANINI
Anche un “giallo” dopo l’esondazione: bacilli di peste smarriti

di ANDREA LANINI La suorina dalle vesti imbrattate di fango assiste letti moribondi. Ci fosse il colore, si penserebbe a una delle inquiete visioni dei pittori crepuscolari dell'Ottocento, a una di...

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di ANDREA LANINI

La suorina dalle vesti imbrattate di fango assiste letti moribondi. Ci fosse il colore, si penserebbe a una delle inquiete visioni dei pittori crepuscolari dell'Ottocento, a una di quelle scene cui i pennelli dei maestri come Vilhelm Hammershøi sapevano elargire tanta enigmatica, metafisica mestizia. Ma il colore non c'è: al contrario del fango, che c'era davvero. Qualcuno scattò questa foto a Pontedera, all'interno dei uno dei reparti dell'ospedale "Lotti", a poche ore dalla ritirata dell'acqua del fiume Era, il quale, rompendo gli argini nel primo pomeriggio del 4 novembre 1966, mette in ginocchio la città della Piaggio. Negli attimi in cui Pontedera si allaga, Pisa è sotto la spada di Damocle dell'Arno, che strariperà di lì a poco. La ferita provocata da quella spada ha molti volti. La galleria di immagini che il Tirreno vi propone stamani ne mostra alcuni. Quintali di documenti cartacei ormai inservibili stazionano sull'asfalto in attesa di essere buttati; una Fiat 500 bianca che solca le acque di una piazza dei Miracoli già quasi tornata alla normalità; i vigili del fuoco che ripuliscono con le idrovore zone ancora allagate, tra cui l'illustre catino della Torre pendente; il Palazzo alla Giornata recintato da un'effimera muraglia di tavole di legno, nei giorni in cui il lungarno Pacinotti, su cui l'augusto edificio, sede del Rettorato dell'ateneo pisano, s'affaccia, ha preso a smottare verso il letto del fiume; un camion carico di generi di prima necessità, tra cui omogeneizzati e zuppe in scatola, arriva fin dentro l'atrio di Palazzo Gambacorti per depositare la sua salvifica merce; e poi le suore del "Lotti", alle prese con la devastazioni delle camerate, dei corridoi, le cui candide pareti ostentano dolorosamente lo stigma della piena.

Tra le prime vittime dell'Era, oltre alla Piaggio, che è lì vicino, a poche centinaia di metri, ci fu proprio il "Lotti", poco distante dal parco della "Montagnola", di fronte al quale l'argine dell'affluente cedette alle 14.30 di venerdì 4 novembre, un giorno che doveva essere di festa (in questa data il Paese, onorando le proprie Forze Armate, ricorda la vittoria della Grande Guerra) e invece fu di lutto. Fu anche protagonista di un inquietante "giallo", il grande ospedale pontederese. Le cronache dell'epoca tirarono addirittura (e non a sproposito) in ballo la peste manzoniana. Si riferivano a un fattaccio di cui in città già da ore si parlava con sgomento. Due provette che contenevano una coltura di bacilli di peste, e che si conservavano in un laboratorio del "Lotti", vennero trascinate via dalla corrente. Si temeva che il loro contenuto, riversandosi in acqua, infettasse l'abitato, ma il pericolo, raccontarono poi i giornali, fu rocambolescamente sventato. "Sì, la peste. Come nei "Promessi sposi" - si legge nel "Diluvio sul Pian di Pisa", la documentazione sull'alluvione che la Camera di Commercio di Pisa pubblicò nel 1967, per commemorare i fatti del novembre precedente - Per fortuna il mostro fu ricacciato nella bottiglia da un medico del laboratorio che, avventuratosi. fortunosamente con i carabinieri in un seminterrato dell'ospedale, riuscì a recuperare le provette e a chiuderle in cassaforte. Ma questo è soltanto uno degli episodi di quei giorni terribili in cui l'abnegazione, il coraggio, la solidarietà trionfarono sul panico e sul disordine".

Nella provincia di Pisa, il disastro dell'alluvione colpì non solo le città, ma anche le campagne. Poco o nulla si poté fare per mettere in salvo il bestiame. Le operazioni di recupero degli animali morti durarono giorni, e coinvolsero reparti di paracadutisti, squadre di vigili del fuoco, sommozzatori militari e civili. I bovini interrati furono 1.238, 328 gli ovini, 110 i suini, più di 65mila gli animali da cortile. Era una lotta contro il tempo. La peste dell'alluvione faceva paura.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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