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Ancora troppi i casi di bullismo a scuola
L’assessora di San Giuliano Terme: «Alcuni bambini non volevano più prendere il pulmino»
PISA. Si inizia troppo presto ad essere autori o vittime di bullismo, un fenomeno trasversale che interessa tutti i comuni della provincia di Pisa e non risparmia nemmeno i più piccoli. Dei 14 istituti dell'area pisana che nell'anno scolastico 2015/16 hanno aderito al progetto di formazione anti-bullismo organizzato dalla conferenza dei sindaci per l'educativo, 10 sono istituti comprensivi, ovvero complessi scolastici che raggruppano al loro interno diversi gradi di istruzione, dalle scuole dell'infanzia a quelle secondarie di primo grado. Se i casi di bullismo individuati all'interno degli istituti oggetto di osservazione sono in totale 102, di questi 86 sono quelli che hanno colpito studenti tra i 3 e i 14 anni, la fascia più debole della popolazione. Scendendo nei dettagli, il numero maggiore dei casi è stato registrato all'istituto comprensivo Galilei di Pisa e al Gereschi di San Giuliano Terme (14), seguiti dal De Andrè di Cascina (13), dal Settesoldi di Vecchiano (11) e dall'Ilaria Alpi di Vicopisano (10). Nel comune di San Giuliano, in particolare, ad essere vittime di bullismo sono spesso gli alunni delle elementari, quelli che beneficiano del servizio di scuolabus. «Non riuscivamo a capire perché diversi bambini non volessero più andare a scuola col pulmino - ha infatti riferito Maria Elena Bianchi Bandinelli Paparoni, assessora del Comune di San Giuliano Terme - finché non abbiamo scoperto che su questi agiscono dei baby bulli». Una situazione che spinge l'amministrazione sangiulianese ad intervenire al più presto in soccorso dei bambini che subiscono, «ma, soprattutto, di quelli che agiscono - ha aggiunto l'assessore - e che sono, di fatto, le prime vittime di aggressività».
Sulla questione è intervenuta anche la presidente della conferenza dei sindaci per l'educativo Marilù Chiofalo, assessora alle politiche scolastiche del Comune di Pisa, la quale, prendendo in prestito una definizione cara al noto pedagogista italiano Daniele Novara, ha attribuito le radici del fenomeno all'incapacità di “litigare bene”: «Per saperlo fare - ha commentato - bisogna crescere con delle importanti competenze relazionali. Ma come pretendere che i bambini le abbiano quando spesso mancano agli adulti che stanno loro attorno?». Secondo l'assessore, l'unica strategia possibile per frenare il fenomeno consiste dunque in un lavoro di formazione a trecentosessanta gradi, che significa «aiutare i più piccoli a denunciare gli episodi di bullismo di cui sono vittime o spettatori, fornire ai docenti gli strumenti indispensabili per agire e lavorare anche con i genitori, che sono sempre i più difficili da intercettare». Un primo passo in questa direzione è stato mosso grazie agli incontri formativi organizzati nei 14 istituti che hanno voluto aderire al progetto, dove 312 insegnanti sono stati istruiti sul metodo finlandese Kiva dalla dottoressa Eleonora Pinzuti, una dei pochi esperti in materia presenti nel nostro paese.
Enza Chiappone
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