Il Tirreno

Pisa

Protezione civile, 13 anni per il piano anti-calamità

San Giuliano fra i Comuni ancora senza programma per gestire le emergenze Il sindaco: «Entro fine anno lo approviamo, colpa dei ritardi della passata giunta»

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SAN GIULIANO TERME. Nell’Italia costretta a rincorrere ogni scossa, c’è anche chi non si è mosso di un centimetro. Alluvione dopo alluvione, allerta meteo dopo allerta meteo, San Giuliano è uno dei 50 Comuni toscani a non avere ancora il piano di emergenza di Protezione civile nonostante ci sia una legge del 2003 che impone a tutti gli enti locali di dotarsene. E non sono inutili pezzi di carta. Quei piani fanno da guida per i soccorritori, indicano con precisione chi e come deve muoversi in caso di calamità, dove allestire rifugi per gli sfollati, come organizzare i blocchi di strade e sottopassi allagati, quali palestre e scuole chiudere e quali trasformare in basi operative per l’accoglienza. L’ultimo programma approvato dal Comune termale risale al 2002, un anno prima dell’introduzione della legge, poi più niente. La storia dell’elaborazione del nuovo piano di Protezione civile assomiglia a molte delle parabole che percorrono troppo spesso gli atti delle amministrazioni nel nostro Paese: un ottuso trionfo di lungaggini burocratiche e inefficienze politiche. Una parabola che da due anni la giunta di Sergio Di Maio prova a raddrizzare. «L’avevamo inserito nel programma di mandato ed entro fine anno - dice il sindaco - lo approveremo, del resto abbiamo ripreso l’iter subito dopo l’insediamento, nel 2015». A procedere a passo di lumaca è stata la vecchia gestione di Paolo Panattoni. Ha impiegato 6 anni solo per decidere di affrontare la materia dopo la legge nazionale. «Nel 2009 l'amministrazione di allora - dice l’assessore Daniela Vanni - affidò a dei professionisti esterni il compito di aggiornare il piano 2002: l'aggiornamento venne consegnato nel gennaio 2010 e passato alla Regione per il necessario parere nel giugno dello stesso anno». Esatto, cinque mesi per spedirlo a Firenze. Non solo. «Nell'ottobre 2010 la Regione comunicò al Comune l'esito delle verifica, proponendo alcune integrazioni. E sempre nel 2010, nel mese di dicembre, l’adozione del progetto di piano variante al Piano di assetto idrogeologico del fiume Serchio allargò notevolmente le aree di territorio comunali individuate come soggette ad allagamenti: questo comportò la necessita di un secondo aggiornamento del Piano di emergenza». Poi però di quell’aggiornamento non si è mai saputo nulla, fino all’era Di Maio. Il sindaco così ha ripreso, e l’aggiornamento di fatto si è concluso meno di un mese fa. Adesso si attende l’ennesimo via libera della Regione. «Attendiamo la risposta - spiega Vanni - Ma abbiamo già avuto un confronto con i tecnici regionali. A fine anno dovremmo portarlo in consiglio comunale». E se un’emergenza bussasse prima alle porte? «Nel frattempo abbiamo riorganizzato l’ufficio di protezione civile con personale formato a farlo diventare di fatto operativo».

Mario Neri

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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