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Soldi spariti, commercialista a processo
Contestati mancati versamenti per Irpef e Inps di almeno due milioni di euro. I clienti costretti a pagare di nuovo
PISA. I soldi, quelli, sono spariti e l’ipotesi che possano tornano indietro più che complicata appare inverosimile.
Loro, i clienti, si ritrovano a dover pagare di nuovo tasse e contributi che pensavano di aver saldato fidandosi del professionista a cui aveva consegnato la loro contabilità. Poi c’è lui, il commercialista, accusato di truffa, appropriazione indebita aggravata e falso materiale. Reati dai quali si dovrà difendere in aula. Il processo - citazione diretta a giudizio senza passare dal gup - si aprirà a marzo per Luciano Lagordi, 65 anni, originario di Bientina, con residenza e studio a Pisa. È stato il sostituto procuratore, Sisto Restuccia a mandarlo a processo dopo l’informativa della Guardia di finanza che fa sintesi delle querele presentate da alcuni ex clienti dello studio professionale. A carico del commercialista è pendente anche la sospensione dall’attività per un anno inflitta dall’Ordine provinciale contro la quale ha fatto ricorso al consiglio nazionale. Durante l’interrogatorio davanti agli inquirenti il commercialista ha ammesso di aver trasformato, a loro insaputa, decine di clienti del suo studio - tra Pisa e la Valdera - in debitori inconsapevoli di Stato e Inps. L'importo dei mancati pagamenti, provvisorio, si aggira sui 2 milioni di euro, senza considerare i "buchi" da centinaia di migliaia di euro ripianati dal professionista con risorse proprie. Una gestione dello studio sfuggita di mano con spese impreviste o incontrollate di cui non ha saputo prevedere gli effetti, sarebbe all'origine di un buco milionario scaricato sulle tasche di decine di clienti. Gente che ha ricevuto una sequela di cartelle firmate Equitalia.
Tra i beffati c’è anche un pediatra che nel tempo ha dato al commercialista almeno 200.000 euro. Soldi che, stando alle querele, non sarebbero mai finiti nelle casse dello Stato e dell'Inps. Quando sono arrivati i solleciti di pagamento da parte di erario e casse previdenziali, i clienti dello studio hanno scoperto di essere diventati debitori incolpevoli e, soprattutto, inconsapevoli. In alcuni casi, grazie alla domiciliazione nello studio del commercialista, l'arrivo delle cartelle esattoriali di Equitalia non veniva portato a conoscenza dei destinatari. Per altre situazioni, la sgradita corrispondenza esattoriale veniva edulcorata dal professionista cona la spiegazione delle "solite" cartelle pazze all'italiana. E che ci avrebbe pensato lui a sistemare tutto. Secondo l'accusa, presentava una richiesta di rateizzazione siglando con la firma del debitore. Uno scarabocchio fasullo, tra i tanti, per tamponare una diga di debiti che ha finito per travolgerlo.
Pietro Barghigiani
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