Il Tirreno

Pisa

Ordinanza birra calda bocciata dal Tribunale

di Pietro Barghigiani
Ordinanza birra calda bocciata dal Tribunale

Accolto ricorso di un minimarket, dissequestrate mille bottiglie

3 MINUTI DI LETTURA





PISA. La birra calda non piace neanche al Tribunale che dissequestra circa mille bottiglie portate via dalla polizia municipale perché trovate nei frigoriferi.

Nessun assaggio della bevanda, additato come motore e propulsore degli eccessi della movida. La bocciatura dei magistrati non riguarda gusto o temperatura, ma il principio che è alla base dell’ordinanza del sindaco Marco Filippeschi con cui dal 14 settembre viene vietata la conservazione della birra fredda. Provvedimento limitato ad alcune aree del centro e destinato a concludersi il 4 dicembre.

Lo stratagemma Palazzo Gambacorti lo aveva preso in prestito da altri Comuni ad alto tasso turistico-giovanile per scoraggiare gli acquisti di lattine e bottiglie di alcolici.

Settemila bottiglie sequestrate. Una mossa che finora ha prodotto una trentina di sequestri per un totale di oltre 7mila pezzi. Gli esiti di molti blitz sono stoccati nel magazzino della polizia municipale, altri rimasti nei frigo con la semplice apposizione di nastro adesivo e timbro del sequestro. Ora è prevedibile un percorso a ritroso del materiale sequestrato.

E proprio contro il sequestro di circa mille bottiglie un minimarket di piazza delle Vettovaglie ha fatto ricorso al Tribunale del Riesame (presidente Salutini, a latere D’Auria e Fabbricatore). Una causa pilota che diventa il grimaldello per scardinare il sistema escogitato per limitare la circolazione di alcol in orari e luoghi fertili per la “mala movida”.

Assistito dall’avvocato Tiziano Checcoli, Hossain Kabir ha impugnato l’atto del Comune e ha visto riconoscere le proprie ragioni con il dissequestro degli scatoloni di birra sequestrati il 26 settembre nel suo esercizio “Le Stelle” e convalidati dalla Procura il 28.

I motivi. Sono due gli aspetti sui quali la difesa del commerciante ha ottenuto soddisfazione. Carenza, per non dire assenza, di esigenze contingibili e urgenti per imporre una simile restrizione e l’errata applicazione dell’articolo 650 del codice penale. L’inosservanza dei provvedimenti dell’autorità secondo il Tribunale del Riesame non può essere prevista per un’ordinanza del genere.

Questione di gerarchia tra norme e regolamenti. Per i giudici l’ordinanza non mira a risolvere un problema improvviso, ma interviene su un fenomeno più che conosciuto. Tradotto: mancano i requisiti definiti contingibili e urgenti. Insomma, il disagio non è scoppiato all’improvviso e non sono giustificabili azioni che coinvolgano un’intera categoria, come i negozi di vicinato.

«L’ordinanza risulta finalizzata non già alla soluzione di un problema contingibile e urgente, ma alla regolamentazione di un fenomeno noto, diffuso e prevedibile quale quello rappresentato dalla facilità di procacciamento di bevande alcoliche da parte dei frequentatori del centro storico cittadino» scrivono i giudici.

Cosa succede ora. I giudici non si sono pronunciati sull’ordinanza in sé, ma sul provvedimento di sequestro che di fatto è l’effetto conseguente al suo mancato rispetto. Nella sostanza, però, il pronunciamento del Riesame (ce ne sono altri due a ruolo di cui uno il 4 novembre) sgretola alla radice lo strumento che l’amministrazione aveva adottato per porre un argine al dilagare dell’alcol. Un tentativo poi raggirato dalla consuetudine di acquistare le birre dagli abusivi che girano con carrelli e borsoni tra piazza dei Cavalieri e Vettovaglie.

Il dissequestro riguarda solo il titolare del minimarket “Le Stelle” e non gli altri trenta esercizi commerciali colpiti da metà settembre ad oggi. In teoria Hossain da oggi potrebbe rimettere le birre in frigo e la polizia municipale procedere con un nuovo sequestro. Ma dopo quello che ha scritto il Riesame (estensore Luca Salutini, pm Flavia Alemi che ha chiesto la conferma del sequestro) sarebbe una scena da muro contro muro Comune-Tribunale poco realistica.

«Il mio cliente potrebbe tenere la birra in frigo, ma in caso di sequestro faremmo ancora ricorso con un esito a questo punto scontato – spiega l’avvocato Checcoli –. Sarebbe una situazione singolare. Ho altri due ricorsi in discussione nei prossimi giorni di commercianti nelle stesse condizioni di Hossain».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera