Italia
Marconcini si difende «L’auto blu? Multa pagata di tasca mia»
La trincea del presidente Geofor indagato per peculato Ma Filippeschi attacca: «Viaggio fuori dalle tue funzioni»
PISA. Non c’è solo la procura sulle tracce del tour con l’auto blu del presidente del consiglio d’amministrazione di Geofor, Paolo Marconcini. Anche i sindaci di Pisa, Marco Filippeschi, e quello di Pontedera, Simone Millozzi, hanno scritto a Marconcini chiedendogli chiarimenti su un «viaggio che sarebbe estraneo alle funzioni aziendali», scrive Filippeschi come rappresentante di un Comune socio-proprietario della società Geofor Spa. Più o meno dello stesso tenore la lettera inviata da Millozzi, dopo un giro di telefonate con altri sindaci. La notizia dell’indagine della Procura è scaturita da un esposto che riguarda proprio le abitudini del presidente, che in tanti hanno visto alla guida dell’auto aziendale anche in situazioni che niente avevano a che fare con le attività legate al proprio ruolo societario. Anche altri primi cittadini, una volta letta la notizia dell’intervento della squadra mobile della Questura di Pisa negli uffici di Geofor a Gello, hanno cercato di capire cosa sta succedendo. Molti si chiedono perché il problema non sia stato gestito con la massima trasparenza. Geofor del resto opera in un settore molto delicato e i cittadini sono sensibili su argomenti come quello dell’auto blu anche se poi la vicenda si dovesse chiarire da un punto di vista penale. Marconcini si era chiuso nel silenzio, dopo il blitz della polizia in cerca di notizie sulla multa presa dall’auto aziendale, l’estate di un anno fa, sulle strade di Salerno.
Ieri invece ci ha ripensato, dicendo che in realtà è tutto a posto. Ha chiarito di avere sempre pagato all’azienda un tot per l’uso della vettura che in questo modo risulta quasi come un benefit ulteriore rispetto allo stipendio. «Come da regola aziendale, pago le multe di tasca mia, come ogni altro dipendente. Ho la disponibilità dell'auto aziendale per usi connessi al lavoro e pago a fattura per l'uso personale della stessa in base alle tabelle Aci, con calcolo mensile. Infine mi sembra spregevole aver coinvolto nella vicenda il matrimonio di mio figlio a cui si riferisce il viaggio riportato dalla stampa». E alla notizia dell’indagine sull’uso dell’auto aziendale, ha detto, «è stato dato troppo clamore». Tra l’altro, ma questo come curiosità, nella busta paga che Marconcini ha pubblicato sul blog da lui tenuto sul sito di Geofor non c’è traccia di questa decurtazione. La busta paga si riferisce al 2013, strada facendo potrebbe essere cambiato qualcosa. Marconcini ha anche spiegato di avere pagato di tasca propria la sanzione. La società da cui Geofor ha preso a noleggio l’Audi ha inviato comunque un report sulla sanzione all’ufficio personale della Spa che si occupa della gestione e dello smaltimento dei rifiuti urbani. E da questo documento è saltato fuori il patatrac. L’esposto alla procura, infatti, potrebbe essere partito da qualcuno che era informato delle abitudini del presidente e che probabilmente aveva anche immortalato l’auto blu (il caso vuole che sia davvero blu) anche vicino a casa del presidente, piuttosto che in località della costa. Insomma, la soffiata è partita da qualcuno che sapeva o che comunque voleva che si puntassero i riflettori sulle abitudini del presidente. Venerdì Marconcini non aveva condiviso i suoi guai all’orizzonte nemmeno con i colleghi del Cda, a quanto pare. O con i sindaci del Pd che di solito sono a lui più vicini. Ha atteso di leggere le cronache per dire la sua. Ieri però la stessa lettera, scritta di suo pugno, inviata ai giornali, il presidente l’ha spedita per posta elettronica anche ai sindaci del Comuni soci. Un primo passo. Chissà se sarà sufficiente: la faccenda non si chiuderà così.
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