Il Tirreno

Pisa

La terra trema, spavento in città

Terremoto con epicentro a Vecchiano. Tante chiamate ai vigili: «La Torre regge»

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PISA.

Difficile non lasciarsi suggestionare con l’Italia che trema ormai da mesi. Impossibile sentire una scossa e non schizzare giù per le scale, in strada, fuori dai portoni, nei vicoli o nel giardino di casa.

In fondo Amatrice è entrata nei nostri occhi, si è accasciata nel nostro immaginario, da mesi ristagna nell’inconscio del Paese, non solo come un’incisione indelebile nella memoria di chi le è sopravvissuto, ma anche come un fantasma che serpeggia nella geografia psicologica degli italiani, uno spettro latente, sotterraneo riattivato ogni volta che la paura prende un nome nuovo: Visso, Perci, Ussita. E ieri Vecchiano, San Giuliano, Pisa. Sì perché anche noi ieri sera, alle 19.11 abbiamo tremato, sentito i divani ballare, riscuotersi la tavola, avvertito le nostre vite vibrare per una manciata di secondi.

Il sisma è durato un attimo, una scossa di magnitudo 2.8 con epicentro a Vecchiano, e poco dopo ne è arrivata un’altra, e poi altre ancora di minore intensità, ma sono state avvertite in tutta l’area pisana e perfino a Lucca e in Versilia, costringendo moltissima gente ad uscire in strada, a cercare riparo dove riparo non c’è. Perché questo è il terremoto: una forza, una calamità, un imprevisto del destino che sembra sottrarre ad ognuno di noi ogni difesa se perfino le mura delle nostre case, il nostro rifugio quotidiano sembra non bastare per proteggerci.

«Cosa dobbiamo fare? Dalla protezione civile ci hanno detto che è tutto sotto controllo e non ci sono danni, ma se ne arriva un’altra?», le domande di chi ieri sera, dopo aver cercato aiuto nei soccorsi, ha chiamato il giornale chiedendo informazioni, notizie, forse perfino conforto e condivisione. Per i sismografi dell’Istituto nazionale di geologia e vulcanologia, si è trattato quasi di ordinaria amministrazione. Il terremoto è nato a 11 chilometri di profondità e «per ora non abbiamo registrato né danni né feriti», dice a un’ora di distanza il sindaco di San Giuliano Sergio Di Maio. «Tutto tranquillo» per il primo cittadino vecchianese Massimiliano Angori. Eppure i centralini dei vigili del fuoco sono stati subissati di chiamate: «Tutto apposto? E la Torre?». Sì, tutto bene, anche per la Torre. Perché i simboli sono le nostre fondamenta. Se si incrinano quelli, crollano anche le nostre certezze, prendono corpo le nostre paure. È stata solo una scossa, l’onda di uno sciame lontano, ma per un attimo è sempbrata una tempesta.

Mario Neri

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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