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L’ALLUVIONE

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PISA. Una piacevole sorpresa. Che piace agli edicolanti e coltiva la memoria di chi ha vissuto l’alluvione del 1966 con un Arno ribelle e distruttore. Per chi non c’era è l’occasione di fissare per...

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PISA. Una piacevole sorpresa. Che piace agli edicolanti e coltiva la memoria di chi ha vissuto l’alluvione del 1966 con un Arno ribelle e distruttore. Per chi non c’era è l’occasione di fissare per immagini le sequenze di una città colpita, ma non vinta.

Ieri le edicole, barometro sensibile degli umori dei lettori, hanno salutato con grande favore l’iniziativa del “Tirreno” con il regalo delle 21 foto “L’alluvione a Pisa e a Pontedera - I luoghi di ieri e di oggi” resa possibile con le immagini dell’archivio Frassi di proprietà della Fondazione Pisa, concesse con la collaborazione di Palazzo Blu. Parola di Roberto Bisogni dell’edicola a Ghezzano, via Calcesana; Maria Grazia Ferrai, edicola San Martino; Billotto, edicola Corso Italia; Ambrogetti, edicola di piazza Solferino; “Il sapere della legalità”, edicola di Borgo Stretto. L'obiettivo di Luciano Frassi, in prima linea con le sue macchine fotografiche, racconta senza filtri il dolore di scene di guerra in tempo di pace. Una notte insonne, per i pisani, quella tra giovedì 3 e venerdì 4 novembre 1966. Una città di nuovo sotto assedio; e il nemico è l'amico Arno, secolare alleato che, ancora una volta, ha deciso di rivoluzionare antichi equilibri. L'Arno, i cui gorghi stanno strappando a Ponte di Mezzo le balaustre di marmo, esonda in più punti. Il centro storico si trasforma in una palude tetra, maleodorante: lungo il torrente di Corso Italia scorre di tutto, i negozi vengono invasi da una poltiglia scura di melma oleosa, Piazza dei Miracoli è un lago in cui si cammina con l'acqua che arriva ai ginocchi. Attimi di terrore. Poi, un'inaspettata tregua: dopo aver stravolto Firenze e contribuito ad affogare Pontedera in complicità col suo affluente, l'Arno decide di risparmiare Pisa, che le cronache definiranno, di lì a poco, "miracolata". Nella notte tra il 4 e il 5 novembre, il livello del fiume prenderà a calare. Non ci saranno più esondazioni, per questa volta. Ma l'Arno presenterà alla città, nel giro di poco, un conto salato: il 13 novembre, la forza della corrente fa crollare ponte Solferino, le cui strutture sono state irrimediabilmente danneggiate dalla tremenda pressione della piena. Come ai tempi delle bombe. Luciano Frassi capisce fin da subito che queste ore drammatiche sono un fatto di portata storica da documentare in maniera fedele, accurata. Scatta centinaia di foto su tutti i fronti "caldi" dell'alluvione. Nato nel '26, di alluvioni ne aveva conosciute altre, Frassi. Quella del '44, ad esempio. Il 2 novembre di quell'anno, le acque dell'Arno invadono il centro storico di Pisa: gli argini, gravemente danneggiati dai colpi di cannone che alleati e nazifascisti si sono scambiati all'impazzata pochi mesi prima (le immagini di Pisa martoriata dalle esplosioni saranno il primo, grande reportage di Frassi), non reggono alle prime ondate di piena. Ora un’infinitesima parte di quel lavoro viene offerto dal Tirreno ai suoi lettori. Un progetto della memoria che per le prossime venti uscite dopo quella di ieri, dal mercoledì al sabato, accompagnerà i lettori del nostro quotidiano.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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