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Selasie a novant’anni chiede di essere italiano
Cerimonia a Palazzo Gambacorti per l’assegnazione della cittadinanza Arrivò a Pisa dall’Eritrea nel 1983 per curare una figlia malata
PISA. Dopo una vita trascorsa tra gli italiani in una colonia di Re Vittorio Emanuele e dopo trentatré anni trascorsi nel Bel Paese, Selasie Tiezgi Tesfaye Habte è diventato cittadino italiano a tutti gli effetti.
Nato nel marzo del 1926 ad Asmara, ha vissuto fianco a fianco con i sudditi di sua maestà che alla fine dell'Ottocento occuparono la costa eritrea. Lo Stato orientale del Corno d'Africa fu la prima colonia del Regno d'Italia. Per questo Habte si sente italiano fin dalla nascita e anche se ha aspettato decenni prima di poter ottenere la cittadinanza.
«Ho iniziato a lavorare per i militari italiani quando avevo solo otto anni: prima nei magazzini, poi specializzandomi come vetraio - racconta il novantenne, da ieri possessore di due passaporti -. Ricordo ancora un soldato napoletano mi aveva preso in simpatia e mi trattava come un figlio, mi portava i vestiti».
Una vita passata a lavorare, durante la colonizzazione italiana, il periodo fascista, la guerra d'indipendenza. Habte è un signore minuto, dotato di una fisionomia particolare: una carnagione scura che a malapena mostra il passare degli anni e occhi di color azzurro chiaro.
«Sono arrivato in Italia nel 1983 per curare mia figlia gravemente malata. Volevo salvarla. Per questo ho lasciato mia moglie e gli altri quattro figli in patria e sono andato a Milano - racconta -. Poi l'ho portata qui a Pisa, dove sono rimasto».
Le cure, purtroppo, non sono bastate a salvarle la vita. Ma Habte ha scelto di restare nella città della Torre, dove fino all'età della pensione ha lavorato come giardiniere. Ogni tanto torna in Eritrea e spesso riceve la moglie lo viene a trovare. Un figlio lavora in Germania, mentre gli altri tre sono rimasti nel loro paese natio. Quindici anni fa ha chiesto di diventare cittadino italiano. Delle lungaggini burocratiche gli hanno impedito di esaudire il suo desiderio, fino a ieri, quando nella sala dei matrimoni di Palazzo Gambacorti, alla presenza dell'assessore Andrea Serfogli, ha giurato fedeltà alla Repubblica Italiana.
Una cerimonia emozionante e tanto attesa, circondata da due amiche di famiglia, Rahel Meheremb e Hagosta Tesfu. Ieri, le scale del municipio le ha salite con loro.
«Habte è sempre stato molto attivo, mai un problema di salute. Ma a giugno è stato investito. Un grave incidente che gli ha provocato danni permanenti - spiega Meheremb -. Nello scontro ha sbattuto violentemente la testa ed è stato dieci giorni in coma. Ha trascorso due mesi in ospedale e tuttora fa fisioterapia». Habte, dunque, è vivo per miracolo e ha rischiato di non poter stringere tra le mani la tanto agognata cittadinanza. Con qualche acciacco, dovuto all'età e allo sfortunato incidente, e gli occhi lucidi per l'emozione, ha firmato gli atti necessari per il conferimento. Le soddisfazioni e le conquiste non hanno età, nè confini.
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