Il presidio
Gli scatti eterni di Frassi
C’è piazza Duomo allagata, la Torre inagibile, il Ponte Solferino crollato e Ponte di Mezzo lambito dall’Arno. Gli scatti di 50 anni fa che raccontano il dramma, i danni, le sofferenze e anche la...
PISA. Una vita e due grandi passioni. Per la fotografia, la cui magia, nata per permettere agli istanti di diventare eterni, lo fece innamorare da ragazzo; e per Pisa, sua casa, sua musa, creatura bella e volubile da raccontare scatto dopo scatto, da seguire nei grandi fatti della storia come nelle consuetudini della più familiare (ma, grazie al suo occhio, mai banale) quotidianità.
Luciano Frassi e i ferri del mestiere: obiettivi e macchine, rullini e cavalletti - ne aveva borse piene. Aveva anche, in camera, sul comodino, «una strana radio», ci racconta Andrea Arese, bisnipote del fotografo. «Un apparecchio che era in grado d'infilarsi nelle frequenze delle forze dell'ordine e dei vigili del fuoco, e che gracchiava tutta la notte. Quando restavo a dormire da Luciano e Zelia, e accadeva spesso, la sentivo ronzare; talvolta ne uscivano voci metalliche, concitate: lui si alzava trafelato, prendeva l'attrezzatura e correva via. Una volta gli dissi: "Zio, ma perché non lo spegni quell'affare, quando si va a letto?". "Ah no, bimbo, questa sta accesa", fu la risposta, "sennò come faccio a arrivare per primo?". In realtà, Frassi, le cui pellicole furono le prime a fermare gli istanti cruciali del 4 novembre '66 trasformandoli nel "film" dell'alluvione di Pisa, era zio del padre di Andrea. Ma fa niente, per me è sempre stato "zio Luciano". E sua moglie Zelia Guidi, nota in città per la sua attività di sarta d'alta moda, era "zia Zelia"».
Andrea, classe 1970, pisano anche lui; anche lui, inevitabilmente, fatalmente, appassionato di fotografia: «Sono in pratica cresciuto nel suo studio. Era del '26, l'abbiamo perso nel 2004. Iniziò a scattare fotografie nell'immediato dopoguerra: trafficava in rullini coi soldati americani. Il suo primo reportage: Pisa ferita dalle bombe. In più di cinquant'anni di attività, ha messo insieme un incredibile archivio iconografico. Ne era fiero: sapeva di aver realizzato qualcosa di prezioso per la sua gente.
Per tanti anni fu fotoreporter del "Tirreno", le cui pagine ospitarono le incredibili immagini con cui documentò la ribellione dell'Arno. Sono felice che, grazie alla vostra iniziativa editoriale, in questi giorni, accada di nuovo». Per i suoi meriti nel campo del fotogiornalismo, a Luciano fu conferito il titolo di Cavaliere della Repubblica. «Ma, fino ad ora, Pisa non ha fatto molto per ricordarne la figura. Il nostro sogno? Veder pubblicamente riconosciuta l'importanza del suo contributo. Ha ritratto Pisa attraverso un'infinità di immagini, scattate sempre con amore. Sarebbe bello che un po' di quel sentimento così verace tornasse indietro. Il suo nome a un vicolo, a una strada? Perché no... Chissà come ne sarebbe felice».
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