Il Tirreno

Pisa

Atti falsificati per non perdere 2,5 milioni

Per l’accusa la Spa recuperò soldi senza averne diritto alterando la certificazione di uno stato di avanzamento dei lavori

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PISA. Quando il controllore viene scelto dal controllato può succedere anche le parti, in teoria controparti, si mettano d’accordo per non far perdere soldi al privato.

Fondi potenzialmente persi che, però, possono essere recuperati con un escamotage tecnico.

Il tono della discussione tra il presidente di Pisamover Mariano Aprea e il direttore dei lavori del cantiere People Mover, Giampiero De Michelis non sembra essere quello ipotizzabile tra due soggetti sulla carta dai ruoli distinti. E che non dovrebbero cercare quell’amalgama (il nome con cui è stata battezzata l’inchiesta ndr) che, al contrario, la Procura romana ha portato in superficie sottolineando l’effetto negativo dell’aumento dei costi per le casse pubbliche.

È uno dei passaggi fissati dal gip del Tribunale di Roma per mettere a fuoco i rapporti tra De Michelis e i vertici di Pisamover decapitati con arresti tra carcere e domiciliari.

Al centro della conversazione intercettata nel settembre 2015 dai carabinieri della capitale c’è uno scambio eloquente tra Aprea, 49enne romano, e De Michelis, 54enne abruzzese, ora residente ad Alessandria. Il problema è come far rientrare almeno 2,5 milioni di euro per un parcheggio ritenuto inesistente dagli inquirenti. Un impasto di interessi dove i privati puntano a non pagare penali e incassare gli acconti sugli stati di avanzamento dei lavori e il “vigilante” ad alternare la faccia cattiva e la comprensione amichevole a patto di ottenere subappalti da smistare a ditte o imprenditori amici.

Mariano Aprea: «Noi abbiamo nello schema del Sal diciamo della contabilità una voce che è "parcheggio ovest esistente"… che giustamente voi avete rappresentato in questo modo perché e... così era nel quadro economico che vi abbiamo dato no? Ok?”

Giampiero De Michelis: «Ok».

Mariano: «Un milione e 6. Ora, cosa è successo? Che il Comune ce lo ha rendicontato … cioè perché quella era una … era una somma a disposizione che avremmo … che abbiamo pagato al Comune per costi che ha sostenuto il Comune».

Giampiero: «Sì, me lo ricordo, me lo ricordo me lo ricordo».

Mariano: «Un milione e 6 che è diventato un milione e 9 più Iva perché l'Iva è un costo indetraibile … è diventato 2 milioni e mezzo. Bene. Questo 2 milioni e mezzo il Comune l'ha allocato nella voce "acquisto terreni"… va bene».

Giampiero:« Eh».

Mariano: «Oh! Ora ce noi … che non viene rendicontato … che da noi viene rendicontato al di fuori della (inc) lizzazione che state eseguendo. A questo punto io dico questo milione e 6, che contribuisce ai 34 milioni e 648 in questo modo io non lo recupererò mai».

Giampiero: «Eh no No No perché hanno sbagliato a mettere la posta di là»,

Mariano: «Eh. A questo punto visto che l'hanno fatto io questo milione e 6 non lo posso recuperare incrementando i prezzi delle varie quantità?»

Giampiero: «Sì, si potrebbe fare».

Mariano: «Perché tanto il totale rimane il totale. Perché in modo tale che in questo modo lo recupero, avanzo strettamente 34 milioni 648 in base all'effettivo stato avanzamento fisico della commessa…»

Giampiero: «Possiamo fare così … si ok. Si può, ci si può ragionare».

Mariano: «Secondo me è la cosa … ci si può lavorare. Si stralcia questa voce e si carica su tutte le altre. Il totale rimane invariato».

Giampiero: «Avendo sbagliato l'allocazione ovviamente devi recuperare la parte che poi … che poi non prenderesti».

La sintesi della telefonata per i carabinieri è un carico da novanta a sostegno dell’accusa: «Senza la falsificazione della certificazione Sal, Pisamover avrebbe perso circa 2,5 milioni di euro recuperati aumentando i prezzi delle varie quantità di opere dello stato di avanzamento dei lavori».

Pietro Barghigiani

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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