Italia
Cultura in lutto per la morte di Sarteschi
La studiosa di Dante è morta dopo un malore nella villa di famiglia a Livorno. Inutili i soccorsi. Aveva 54 anni
PISA. Quel volto serafico, quelle mani rassicuranti, l’amore di mamma nell’abbraccio, l’ultimo, prima di esalare il respiro dell’addio. Selene Sarteschi Del Medico Staffetti, stimatissima studiosa di Dante e molto conosciuta a Pisa dove ha abitato per parecchi anni, se n’è andata in un soffio.
All’improvviso, a 54 anni. È morta tra le braccia del figlio Ernesto Laviosa, l’ultimo ad averla vista, insieme alla domestica, nella villa di famiglia, sul viale Italia, ad Ardenza mare a Livorno. S’è sentita male l’altra sera mentre era a cena, con la donna di servizio. «Stava mangiando, sembrava tutto normale - racconta la donna - Poi ha avuto un malore. Io ho chiamato i soccorsi e il figlio, che è arrivato subito, con un amico». Inutili i tentativi di salvarla: la squadra della Svs ha fatto il possibile per rianimarla, ma non c’è stato niente da fare. È morta nella sua abitazione. «Se n’è andata così, ci ha lasciato - dice Ernesto - Mi sono precipitato a casa per assisterla, ma era troppo tardi».
Selene, madre di tre figli, aveva ancora davanti a sé una brillante carriera universitaria. Letterata, fine dantista, figlia “d’arte” - suo padre Pietro, scomparso lo scorso anno a Forte dei Marmi, è stato il fondatore della Scuola pisana di psichiatria - aveva insegnato in vari atenei nel nord Italia e aveva anche superato un concorso per una cattedra a Roma. Ultimamente, inoltre, stava preparando degli scritti per un nuovo concorso accademico. Ma Selene non era solo apprezzata per le sue qualità di letterata. Era benvoluta da familiari e amici per la generosità, la dolcezza e il grande amore che aveva per la famiglia. E ora che non c’è più, ha lasciato un grande vuoto in chi le è stato accanto. «Ancora non riesco a rendermi conto che se ne sia andata», spiega con un filo di voce l’altro figlio, Umberto Laviosa, arrivato subito a Livorno.
Ed in effetti il dramma si è consumato così all’improvviso che non pare quasi vero. Nella villa sul viale Italia, alle spalle della pinetina del Pick bar, accanto alla residenza dell’ex marito, l’imprenditore Giovanni Laviosa, è una sera come tante. Selene è da sola in sala da pranzo, in cucina c’è la domestica; il figlio Ernesto, 27 anni, secondogenito di tre, non è in casa. La donna si mette a tavola, inizia a mangiare, ma improvvisamente si sente male e si accascia. La donna di servizio, cinquantenne dell’est Europa, la trova a terra, già priva di coscienza. E chiama subito il 118 e il figlio. Quando la squadra della Svs arriva sul posto, la donna è priva di sensi. I volontari le provano tutte, ma non c’è niente da fare: il battito non riprende.
La professoressa, molto stimata in città e non solo, era nata a Lucca, da una famiglia nobiliare, e lì aveva vissuto fino all’88. Successivamente si era trasferita a Pisa e poi a Livorno con l’ex marito, anche lui di origini lucchesi. «Era una donna coltissima, dolce e delicata», dice un’amica. La sua preparazione letteraria l’aveva resa nota e l’aveva fatta apprezzare a livello nazionale. Selene, infatti, nell’arco della sua carriera accademica, aveva portato avanti un’attività scientifica continuativa soprattutto intorno a Dante, al quale aveva dedicato due raccolte di saggi e vari contributi scritti. Ma aveva approfondito lo studio anche di altri autori, come Brunetto, Guinizzelli, Agostino, Petrarca e Boccaccio, sempre informata e attenta al dibattito critico del passato ma anche del momento.
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